L’annegato dimenticato dai parenti

Casalbordino, venditore di cocco morto: nessuno dalla Polonia ha risposto al Consolato. La salma sepolta dal Comune
CASALBORDINO. Nè un padre nè una madre , e neppure una fidanzata, una moglie, un amico. Nessuno ha reclamato la salma di Verin Roman, 30 anni, il venditore di cocco stroncato mercoledì scorso da un malore mentre cercava rimedio alla calura nel mare di Casalbordino Lido. La cosa più triste è che neppure il Consolato è riuscito a rintracciare qualche familiare dello sfortunato giovane in Polonia, il suo Paese di origine.
Le ricerche sono andate avanti per giorni. Tutto inutile. Le autorità italiane hanno cercato di rintracciare allora qualche amico a Foggia, la città in cui Roman aveva abitato negli ultimi mesi. Nessuno ricorda il venditore di cocco. L’amministrazione comunale di Casalbordino ha deciso a questo punto di dare almeno a quel corpo senza vita una degna sepoltura. Il Comune si è accollato le spese e ha fatto tumulare la salma. Un gesto che è stato apprezzato moltissimo e che ha fatto guadagnare al neo sindaco, Filippo Marinucci, decine di commenti di plauso.
Verin Roman non aveva neppure un tetto dove rifugiarsi. Tutto quello che aveva era uno zainetto. In quella sacca i carabinieri di Casalbordino hanno trovato il suo documento d’identità.
Il suo corpo sarebbe rimasto per mesi in una cella frigorifera dell’obitorio. Inutili le indagini avviate, anche nel giro degli extracomunitari. È morto da solo in una terra straniera, dove forse era arrivato cullando un sogno e dove è riuscito a sopravvivere vendendo noci di cocco.
Probabilmente Roman aveva capito che il sogno di una vita se non agiata, almeno serena dal punto di vista economico, difficilmente si sarebbe avverato. Non ha fatto in tempo però a tornare a casa. Il suo cuore si è stancato di battere senza alcun preavviso.
EÈ morto senza una lamento e senza chiedere aiuto. La corrente avrebbe portato quel corpo chissà dove se non fossero stati alcuni bagnanti a dare l’allarme e il bagnino del Lido Amarcord non avesse deciso di cercarlo. Le autorità hanno fatto il resto.
E purtroppo la storia di Verin Roman è comune a molti altri stranieri. Sono circa 1.300 i casi in tutta Italia. Moltissime sono persone decedute e mai identificate, cadaveri senza nome. Corpi che attendono di essere ricordati da qualcuno o in procinto di essere inumati con l’incisione «sconosciuto» sulla lapide.
Verin Roman almeno un documento l’aveva, ma è triste comunque che la sua morte sia avvenuta senza che nessuno ne sentisse la mancanza, senza una famiglia nè un affetto.
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