L’antica Teate rivive grazie a diciotto classi

24 Maggio 2016

Inaugurata la mostra nell’atrio della Provincia dedicata al nostro passato Le opere realizzate dagli studenti grazie a soprintendenza e associazioni

CHIETI. L’archeologia rinasce all’insegna dei colori dei giovanissimi. Parte la mostra “Da Teate a Chieti… Arte e Artigianato: tecniche e reti di scambio dall’antichità ad oggi”. Da ieri fino al 27 maggio sarà possibile visitare nell’atrio del palazzo della provincia i lavori di ricostruzione e rielaborazione di oggetti del passato della nostra città. Lavori eseguiti da 18 classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

La mostra è il risultato di un progetto didattico ampio, che si inserisce nel protocollo d’intesa fra Comune (assessorato alla pubblica istruzione di Giuseppe Giampietro) e servizi educativi soprintendenza archeologica diretta da Loredana D’Emilio, con la collaborazione delle associazioni “Mnemosyne” e “OltreMuseo”. Un intenso lavoro nelle scuole e nei due musei nazionali, da parte delle due associazioni, ha permesso di far riscoprire ai giovanissimi l’importanza della storia: «Qui possiamo ben vedere l’argilla che si ottiene attraverso una lavorazione particolare» – ci dice il piccolo Riccardo Bascelli, già presidente del consiglio comunale dei ragazzi, di fronte a un tavolo d’esposizione. E continua sicuro ed entusiasta mentre mostra una cartina: «L’argilla a Teate veniva estratta, in tempi passati, nella zona di Porta Pescara e di Santa Maria». Siamo già alla sesta edizione dell’evento, un progetto che non deve arrestarsi: «Che ci sia un protocollo d’intesa fra istituzioni firmato dalle due associazioni, che prevede anche servizi comunali di scuola bus per visite museali è, oggi come oggi, cosa rara. Al di là dei direttori che verranno, bisogna far valere il principio che le persone passano mentre le istituzioni restano», dice la D’Emilio. Dello stesso avviso è Giampietro: «Esperienze come queste si rivelano particolarmente utili a guidare le nuove generazioni verso la riscoperta delle proprie radici».

Edoardo Raimondi