L’appello di don Guido: non fatevi giustizia da soli

19 Novembre 2021

Il parroco si rivolge alla famiglia durante i funerali: «Francesco strappato alla vita in modo così violento e inaspettato, ma bisogna avere fiducia nelle istituzioni»

CHIETI. «Giustizia e misericordia». Due parole risuonano nella chiesa del Santissimo Crocifisso durante il funerale di Francesco Ciammaichella, ucciso a 40 anni nella sua casa popolare di via Albanese. A pronunciarle è il giovane parroco don Guido Carafa, da due mesi alla guida della parrocchia.
La chiesa non è piena. Ma negli occhi di chi è arrivato per dare l’ultimo saluto a Francesco non c’è solo il dolore per una morte tanto inaspettata ma anche l’incredulità per quello che è successo, la volontà di sapere e di avere giustizia. Alla richiesta di giustizia, però, don Guido unisce subito quella di misericordia, per chi è morto e per chi ha ucciso, e chiede di avere fiducia nell’operato delle forze dell’ordine: «La giustizia è legata alla fiducia», dice il parroco, «anche se Francesco è stato strappato in modo così forte, inaspettato e violento da questa vita terrena, non dobbiamo farci giustizia da soli, ma fidarci delle istituzioni».
Don Guido ha deciso di aprire l’omelia con una frase forte: «Quando è stata diffusa la notizia di Francesco», ha detto, «mi è venuto immediatamente in mente un passo della Bibbia che dice “a te Signore la gloria, a noi la vergogna sul volto”». Il parroco ha chiesto anche di non farsi prendere dalla tentazione di «rispondere al male con il male e inneggiare alla vendetta. Bisogna credere sempre nella misericordia di Dio e credere che la misericordia di Dio è anche giustizia. Ed è la giustizia che deve toccare il cuore di chi compie il male. Io non ho conosciuto Francesco. Ma in questi giorni mi sono arrivate tante testimonianze su di lui e ho capito che aveva una grande qualità: il cuore capace di amare».
Al termine della funzione, il parroco ha voluto rivolgere poche parole direttamente alla sorella Simonetta, seduta al primo banco insieme alla famiglia, per assicurarle vicinanza e sostegno da parte di tutta la parrocchia. Era stata proprio la sorella Simonetta, imprenditrice e titolare di un bar pizzeria a Chieti Scalo, a chiedere «giustizia per Francesco», ricordando sulle pagine del Centro la vita del fratello, segnata anche da momenti difficili. Soprattutto nell’infanzia: «Aveva appena dieci anni quando è morta nostra madre, che da tempo era già malata. Da piccolo, dunque, ha sentito la sua assenza. E questo vuoto, nel corso della sua esistenza, lo ha inevitabilmente segnato. Ero io a occuparmi di lui». E se è vero che Francesco «era un po’ solitario e dava poca confidenza», aveva detto ancora la sorella, «era anche una persona solare e spiritosa. E comunque un bravo ragazzo». Poi c’è stato l’incontro con la donna più grande di lui, morta circa un anno fa, che lo ha ospitato nella casa popolare di via Albanese e che forse lo ha anche un po’ allontanato dalla cerchia familiare. Ma ora Simonetta attende giustizia per Francesco: «Chi lo ha ucciso deve pagare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA