L’Arcigay contro Di Primio: infanga Chieti

30 Gennaio 2016

L’affondo dopo l’impegno per il Family Day: «Il nome della città usato per battaglie omofobe»

CHIETI. «Il sindaco di Chieti Umberto Di Primio si fa esponente di dottrine, forse pseudo religiose, iscrivendo, di forza e per sempre, il nome di Chieti negli annali della discriminazione omofoba ed incostituzionale. Usa il nome della Città di Chieti per sostenere battaglie, a livello nazionale, contro il riconoscimento dei diritti civili di ogni essere umano. Questo fa, benché nessuno gliel'abbia chiesto». L'accusa al primo cittadino arriva da Arcigay Chieti che con il presidente Adelio Iezzi dice che tre italiani su quattro sono favorevoli al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, rincara la dose.

«Per gettare ulteriore benzina sul fuoco, peraltro, con un atteggiamento istituzionale ancora una volta singolare, il sindaco, con sua comunicazione di qualche giorno fa su carta intestata - riferisce in una nota Arcigay Chieti - tenta di confondere le idee e tira in ballo il concetto dell'utero in affitto, che non è assolutamente presente nel progetto Cirinnà e che, come sanno perfettamente ormai tutti, compreso il corpo elettorale di Di Primio, costituisce una pratica cui fanno ricorso in sostanza esclusivamente le coppie eterosessuali. Lo stesso Di Primio, che ci informa peraltro di essere prossimo al divorzio da sua moglie, del quale non siamo certo felici – conclude Arcigay Chieti – conferma però un principio cardine del family day: l'incoerenza insanabile di tutte le prese di posizione ideologiche».

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