L’Arta smentisce la Sasi: le acque non sono buone

21 Luglio 2015

Secondo l’agenzia su 119 prelievi nei depuratori in meno di due anni in 44 casi superati i limiti chimici e batteriologici. Risultati notificati al presidente Scutti

LANCIANO. «Superamenti dei limiti chimici e batteriologici riscontrati e notificati nei termini di legge. Su 119 campioni eseguiti sugli impianti di depurazione Sasi in poco meno di due anni, 44 sono risultati con valori superiori ai limiti di legge». É secca e chiara la smentita dell’Arta alle dichiarazioni del presidente della Sasi Domenico Scutti, secondo il quale l’agenzia regionale non avrebbe mai riscontrato, all’uscita dei depuratori della società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni chietini, superamenti dei limiti chimici e batteriologici previsti dalla legge. Affermazione, quella di Scutti, fatta anche per smentire “i dati” di Legambiente che, analizzando alcuni tratti del mare abruzzese ha rilevato che nel Chietino sono “fortemente inquinate” le foci dei fiumi Moro ad Ortona, del fosso San Giovanni a Fossacesia e della foce del fosso Marino a Vasto Marina. Zone dove operano depuratori Sasi. «Si fa presente che nel 2013 l'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente ha effettuato 48 controlli sugli impianti di depurazione Sasi, da cui sono risultati 24 campioni con superamento dei limiti», spiega l’Arta, «che nel 2014 dai 51 controlli svolti sono risultati 17 campioni con superamento dei limiti. Che infine, nei primi mesi del 2015, dai 20 controlli fatti dai tecnici sono risultati 3 campioni con superamento dei limiti. Gli impianti sotto sequestro non sono stati più sottoposti a controllo». Inoltre tutti i superamenti dei limiti di legge sono stati notificati alla Sasi e trasmessi alla Provincia di Chieti per le sanzioni di competenza. Una risposta che smentisce seccamente quanto affermato da Scutti che nonostante abbia 12 depuratori sequestrati da aprile, perché «impianti sottodimensionati, mal funzionanti, alcuni inattivi», diceva appunto che «l'Arta non mai riscontrato che la Sasi abbia superato all’uscita dei suoi depuratori i limiti chimici e batteriologici che gli sono consentiti dalla legge», che «la depurazione è stata sempre effettuata in modo corretto». E addirittura invitava l’agenzia ad intervenire in merito mettendo a disposizione i risultati in possesso ottenuti dai controlli periodici. Un autogol insomma per Scutti che per la vicenda dei depuratori sequestrati (tre a Lanciano e Atessa, due a Rocca San Giovanni, e uno ciascuno a Treglio, Santa Maria Imbaro, Bomba e Quadri) perché «strutture non controllate, in condizioni di inadeguatezza ed inefficienza che scaricavano nei fiumi Feltrino, Sangro, Osento e in mare reflui con sostanze inquinanti» è stato oggetto di un rinvio a giudizio da parte della Procura. Con lui a giudizio per reati ambientali, anche Alfiero Marcotullio, rappresentante della Ecoesse che gestiva gli impianti sequestrati di Quadri, Atessa e Bomba. Scutti ha avuto una proroga fino al 10 settembre per sistemare gli impianti.

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