L’assessorato all’ambiente cambia nome

Chieti primo Comune in Abruzzo e tra pochi in Italia ad avere creato la delega alla transizione ecologica
CHIETI. Arriva in Comune l’assessorato alla transizione ecologica e Chieti è il primo Comune in Abruzzo, e fra i primissimi in Italia, a rinominare l’assessorato all’ambiente con la dicitura di “assessorato all’ambiente e alla transizione ecologica”.
Il cambio di nome è dovuto alla richiesta di un ordine del giorno presentato in consiglio comunale dalla consigliera del Partito democratico, Valentina De Luca. L’ordine del giorno chiede al sindaco la dichiarazione dello stato di emergenza climatica ed ecologica e individua diverse strategie per far fronte a questa emergenza, tra cui quella della rimodulazione del nome dell’assessorato che, in questa nuova forma, si lega ancora di più alla delega alle politiche comunitarie in mano sempre all’assessore all’ambiente Chiara Zappalorto. A illustrare l’ordine del giorno è stata ieri in Comune la consigliera De Luca, insieme a Massimiliano La Rovere, esperto di politiche ambientali, che ha dato il proprio contributo alla stesura del documento. Erano presenti anche il sindaco Diego Ferrara, l’assessore Zappalorto, il capogruppo Pd Filippo Di Giovanni, il presidente del consiglio comunale Luigi Febo e la consigliera Pd, Barbara Di Roberto. Il sindaco ha assicurato di voler recepire l’ordine del giorno, avviando un passaggio già aperto dal governo Draghi. «L’ambiente è la dimensione più importante su cui agire per via della progressiva compromissione degli ecosistemi terrestri la cui salute è anche alla base della nostra economia», ha detto la consigliera De Luca, «e qualsiasi governo deve dare valore a questa lotta, a partire dal locale. Per un Comune dichiarare lo stato di emergenza climatica ed ecologica significa coinvolgere i cittadini nella consapevolezza della situazione, mobilitarli affinché facciano tutto il loro possibile per contrastare il surriscaldamento e guarire il pianeta, ogni singola azione nel nostro piccolo ha un’eco importante nelle nostre città, nazioni, continenti». Per La Rovere, l’ordine del giorno segna il «primo mattoncino di una pianificazione strategica che pone le basi per avere obiettivi coniugati al 2030 e al 2050. Una scelta concreta, perché le ricerche più recenti riferiscono che i danni derivanti da mali ambientali possono incidere fino al 10 per cento del prodotto interno lordo. Per questo non è dunque solo un atto ambientalista, ma una precisa scelta amministrativa». (a.i.)
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