L’assessore al pronto soccorso: «Regna il caos, medici stremati»

Il delegato alla sanità va al Santissima Annunziata per un malore non grave e fa i conti con i disagi: «Manca il personale e il carico di lavoro è immane: la gestione della struttura è davvero inadeguata»
CHIETI. Ha toccato con mano il livello dell’assistenza sanitaria teatina in prima persona, come un paziente qualsiasi. È l’avventura capitata all’assessore alla sanità Fabio Stella (Movimento 5 stelle), che è andato al pronto soccorso per un lieve malore e, senza rivelare la sua carica, si è fatto tutta la trafila fino a quando non ha risolto il problema. Ne è uscito con la rinnovata consapevolezza della grande carenza di personale della struttura e del conseguente «carico di lavoro immane per i medici e il personale ospedaliero».
L’assessore racconta in prima persona la sua esperienza. «A causa di un problema di salute non grave», dice, «ho avuto modo di frequentare il pronto soccorso teatino nei giorni scorsi. Sono stato preso in carico nei primi dieci minuti, anche se ho dovuto poi aspettare i tempi delle analisi e delle procedure di rito, venendo a contatto con persone che erano in attesa da moltissime ore, loro malgrado. Malgrado anche i tempi del personale medico, che, finché sono rimasto nel reparto, non ha avuto un attimo di tregua». Una situazione di grande disagio e difficoltà non solo per chi attende le prestazioni mediche, ma anche per il personale sanitario, immesso in un tritacarne dove si capisce che in pochi vogliono finire. L’assessore infatti riconosce «al personale il fatto che oggi espleta le sue mansioni in modo faticoso e complicato. Sono andato alle 8 di mattina e avevo di fronte a me medici e infermieri visibilmente stanchi. Non è pensabile che la Asl non potenzi, specie d’estate, queste corsie. Così come non lo è non avere, a fronte della pandemia che abbiamo dovuto affrontare e che ha decuplicato gli accessi, una soluzione capace di stabilire una corsia preferenziale per i casi più gravi e una che tenga conto dell’attuale stato dell’emergenza Covid, perché molti pazienti in attesa quel giorno, erano anche pazienti Covid», riferisce Stella, «lì parcheggiati evidentemente perché gli spazi dedicati erano pieni per il picco dei contagi che si stanno registrando in questi giorni». Insomma un caos, «che chi governa la Regione», attacca Stella, «non affronta e che chi amministra la Asl non risolve. Per tutte queste ragioni siamo scesi in campo in modo tonante sulla sanità, perché la gente ha bisogno di cure, è un diritto, ma lo è anche lavorare, quindi elargire cure, nel rispetto delle proprie regole d’ingaggio, sia che si operi come medico, sia come operatore sanitario di altro genere. La mia esperienza è servita a toccare con mano l’assenza di una gestione razionale di uno dei reparti più sensibili, io sono stato preso in carico nonostante le tante urgenze che c’erano e questo è accaduto anche ad altri cittadini arrivati lì come me, ma non è presa in carico la gestione dei medici, perché hanno una mole di lavoro notevolmente al di sopra delle loro possibilità, l’altro giorno erano in 5. Non smetteremo di richiedere interventi, non operazioni a spot, ma un intervento strutturale, che però non si traduca, come stava per accadere con Geriatria, nella chiusura, né nell’impoverimento di altri reparti. Non avrebbe senso nel 2022, dopo la pandemia che avrebbe dovuto insegnarci che la sanità è e sarà il settore più importante per una comunità locale».
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