L’assistente che ha ricevuto l’encomio: «Ho salvato un recluso, voleva uccidersi»

CHIETI. «Quella volta siamo stati fortunati», dice l’assistente capo Sergio Ferrante (nella foto), «perché io mi trovavo per caso sul posto, dovendo consegnare un documento. È stata una fortuna,...
CHIETI. «Quella volta siamo stati fortunati», dice l’assistente capo Sergio Ferrante (nella foto), «perché io mi trovavo per caso sul posto, dovendo consegnare un documento. È stata una fortuna, perché in due abbiamo potuto prendere a spallate la porta del bagno bloccata dall’interno e arrivare appena in tempo per salvare il detenuto che penzolava da una corda fatta con le lenzuola e appesa alle grate trasversali della finestra del bagno». Era l’11 novembre del 2013. I detenuti avvertono l’unico poliziotto che era di turno, l’assistente capo Riccardo Colantuoni, che un detenuto si è chiuso in bagno e non vuole aprire. Si sospetta subito il peggio. Ma la porta è bloccata. Ferrante, che si trova lì per caso, si mette subito al lavoro con il collega e, a spallate, cede la porta del bagno. La scena che i due si trovano davanti è delle peggiori: il detenuto aveva già messo in atto il suo piano, era salito su uno sgabello, lo aveva fatto cadere ed era rimasto penzoloni nel vuoto. Ma era appena successo e la rapidità dei soccorsi gli ha salvato la vita. Per un pelo. I due agenti sono stati premiati con un attestato di lode. (a.i.)

