L’ateneo Adriatico divide la città: un inchino a Pescara

12 Luglio 2018

È polemica sul nuovo nome dell’università d’Annunzio Gli ex alunni del Vico: uno schiaffo. Marzoli: ora il Cda dica no

CHIETI. Divide la città il nuovo nome dell’università d’Annunzio con un riferimento al mare Adriatico: in Senato accademico, martedì, è passata la proposta del rettore Sergio Caputi che ha voluto modificare il nome in «università degli studi dell’Adriatico Gabriele d’Annunzio Chieti-Pescara». Una scelta, quella del rettore, nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’ateneo: ora, dopo il via libera in Senato accademico, dovrà pronunciarsi il Cda della d’Annunzio.
Intanto, in città divampa la polemica. I primi a dirsi contrari sono gli esponenti dell’associazione Noi del Vico, guidati dal presidente Stefano Marchionno, che parlano di «ulteriore schiaffo nei confronti di Chieti che verrebbe mortificata ancora una volta» e di «becero campanilismo volto a favorire solo ed esclusivamente una città in danno di un’altra»: «Da oltre tremila anni», sostiene Marchionno, «i cittadini teatini osservano non solo il mare Adriatico ma anche la Maiella. Non c’è dubbio che l’appellativo “dell’Adriatico” faccia pensare più alla denominazione di uno stadio di calcio e non sia identificativo di un determinato territorio nel quale e grazie al quale fu fondato il nostro ateneo. Ritengo che si stia esagerando con queste politiche tese all’annullamento della città di Chieti in favore di altre realtà vicine». Poi, un invito a Caputi: «Al rettore rivolgo un appello affinché si impegni maggiormente per Chieti iniziando nel portare avanti, con celerità, il progetto della caserma Bucciante».
Anche la politica prende posizione. Il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo scrive una lettera al rettore per dirsi «certo che ci sarà modo di riflettere»: un modo elegante per pretendere di fare marcia indietro. «L’individuazione di “Adriatico” sembra uno scivolamento verso la costa, che peraltro già cresce di per sé, e un abbandono dei territori interni, collinari e montani di cui l’Abruzzo è costellato e che rappresentano una peculiarità imprescindibile. A me», dice Febbo, «sembra che la nuova denominazione non rispecchi quella identità territoriale che finora l’università ha rappresentato e soprattutto non c’è quella identificazione che oggi si coglie immediatamente e che era nelle menti degli illuminati fondatori».
Interviene anche il consigliere comunale Pd Alessandro Marzoli che dice no senza mezzi termini e parla di «inchino alla città di Pescara» e di una «scelta di difficile comprensione»: «La storia dell’ateneo, la localizzazione del campus e il percorso che da oltre cinquant’anni lega l’università alla città di Chieti meritano maggior rispetto e attenzione, a partire da chi ha l’onere e l’onore di guidare l’ateneo. Da ormai troppi anni il rapporto tra l’università e la nostra comunità viene vissuto con distacco e a volte quasi con fastidio, quando è proprio nel nostro territorio che l’ateneo ha mosso i primi passi ed è cresciuto. La volontà di aprire la d’Annunzio al contesto europeo è un’ottima prospettiva ma sicuramente saranno progettualità e visione a intercettare questo bisogno e non una nuova denominazione che viene oggi interpretata da molti come un inchino a Pescara, di cui nessuna delle due realtà sente il bisogno».
Casapound bolla l’idea come «assurda proposta». E anche Alfonso Tricarico, rappresentante degli studenti in Senato accademico, esponente della lista 360 Gradi, è contrario: «Sembra uno scioglilingua. E il che è al limite tra il ridicolo e l'incredibile. Da rappresentante degli studenti mi sento preso in giro dinanzi a questa proposta che a mio avviso è esclusivamente l’ennesima trovata di marketing da parte di questa amministrazione che pensa solo all’immagine».