L’autista ubriaco rischia fino a 18 anni

14 Gennaio 2019

La procura contesta l’omicidio stradale aggravato e chiede il processo per il marocchino che travolse e uccise il cuoco Luciani

CHIETI. È un’accusa che prevede fino a 18 anni di carcere. La procura chiede il processo per il marocchino che, la notte del 20 aprile scorso, da ubriaco, si è schiantato con il suo camion contro la Smart guidata da Francesco Luciani, noto cuoco teatino, morto sul colpo a 50 anni lungo la strada a scorrimento veloce per l’A24. Il pm Giancarlo Ciani contesta a Mohamed Mouchane, 51 anni, residente a Chieti, l’omicidio stradale pluriaggravato. L’autista killer non solo ha bevuto 5 volte oltre il consentito causando il decesso di un padre di famiglia, ma ha anche ferito la ragazza che era seduta accanto allo chef. Ecco perché nell’imputazione compare l’aggravante secondo cui, qualora il conducente provochi «la morte di più persone oppure la morte di una persona e le lesioni di un’altra persona o più persone», il limite massimo di pena stabilito è di 18 anni. È probabile dunque che l’imputato, per ottenere uno “sconto” sulla condanna, chieda al giudice un rito alternativo nel corso dell’udienza preliminare.
LO SCHIANTO. L’incidente è avvenuto in galleria sulla provinciale Val Pescara-Chieti, la strada che corre dietro allo stadio Angelini. Come ricostruito dai poliziotti della Stradale guidati dal comandante Fabio Polichetti, Mouchane ha bevuto alcol a fiumi prima di mettersi al volante. Tanto che il tasso alcolico riscontrato nel sangue del marocchino è stato di 2,40, mentre il limite è di 0,50. E c’è anche il racconto di un testimone ad addossare tutte le responsabilità all’autista del camion: l’automobilista, che seguiva l’autocarro, ha riferito che il mezzo ha iniziato prima a zigzagare e poi, all’uscita di una curva, è andato dritto invadendo la corsia opposta proprio nel momento in cui arrivava la Smart. Il camion procedeva verso Chieti, l’auto del cuoco andava verso Brecciarola. Luciani non ha avuto scampo: ad essergli fatale è stato un grave trauma cranio-encefalico, come stabilito dalla virtopsy, la tac tridimensionale eseguita dal medico legale Pietro Falco. Se l’è invece cavata con una serie di fratture la ragazza di 26 anni, M.R. di Tocco da Casauria, che si trovava in macchina con lo chef. Il marocchino è rimasto ferito gravemente ed è stato ricoverato in prognosi riservata, per giorni, all’ospedale di Pescara.
L’ARRESTO NEGATO. Nelle settimane successive allo schianto, il giudice Isabella Maria Allieri ha respinto la richiesta di arresto presentata dal sostituto procuratore Ciani. Il motivo? L’indagato, secondo il gip, non poteva più inquinare le prove.
VERSO IL PROCESSO. Il resto è storia recente. La procura, a distanza di 8 mesi dall’incidente, ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per il marocchino. Adesso a decidere sarà il giudice Luca De Ninis.
LA VITTIMA. La morte dello chef, appassionato di calcio e super tifoso del Chieti e del Milan, ha lasciato un vuoto nella sua città ma anche a Pescara, dove Luciani lavorava alla mensa dell’ospedale. Pure gli ultrà neroverdi hanno ricordato Francesco: «Ciao chef, tifa il tuo Chieti da lassù», questo il testo dello striscione davanti alla chiesa del Tricalle in occasione dei funerali del cuoco strappato per sempre alla moglie e ai due figli di 19 e 16 anni.
IL PRECEDENTE. La scorsa settimana è arrivato un altro omicidio stradale davanti ai giudici del tribunale teatino. È stato condannato a 3 anni di reclusione, infatti, l’autista del bus urbano della società La Panoramica che travolse una donna a Chieti Scalo mentre attraversava sulle strisce pedonali. Secondo l’accusa, al momento dell’incidente avvenuto il 25 novembre del 2016 in via Pescara, il conducente stava utilizzando un cellulare che gli occupava le mani e non si era fermato per dare la precedenza al pedone. Il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto 3 anni e mezzo. «Che fosse distratto è pacifico», ha detto il difensore dell'autista, l’avvocato Vittorio Supino, «ma non c’è alcuna certezza sull’utilizzo del telefonino».