L’avvocato: «Jois non si è suicidato ecco le prove che lo confermano»

Il caso dello studente 19enne scomparso nel 2022 a Punta Penna: «Troppe domande senza risposta» Il pm ha chiesto al gip di archiviare l’inchiesta per istigazione al suicidio, ma la famiglia si oppone
VASTO. Tanti i fiori portati in questi giorni sulla tomba di Jois Pedone, 19 anni, lo studente universitario di Vasto trovato senza vita la mattina del 22 agosto 2022 a Punta Penna, vicino ad uno scoglio e con una sacco contenente 40 chili di sabbia legato ad una caviglia. La famiglia, che ha sempre rifiutato l’ipotesi del suicidio, ha presentato nei mesi scorsi ricorso contro la proposta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore della Repubblica di Vasto, Vincenzo Chirico. A metà ottobre, l'avvocato Federica Benguardato del foro di Termoli ha consegnato al gip Anna Rosa Capuozzo nuova documentazione, spiegando perché sarebbe necessario approfondire le indagini sulla morte dello studente. Il legale spiega perché è importate verificare alcuni passaggi che risultano poco convincenti. «Jois», dice l'avvocato penalista che collabora con l'associazione Penelope, «pesava poco più di 60 chilogrammi. Era molto magro. Riesce difficile pensare che possa essersi caricato sulle spalle 40 chilogrammi di sabbia per portarla nel punto in cui il suo corpo è stato ritrovato. Oltretutto non può aver scavato da solo. E, a proposito di quella zona, più di un testimone ha detto di non aver notato nessuno in quel punto quella notte. Per contro, il cellulare di Jois alle 3,30 è stato agganciato in località Lebba che è distante da Punta Penna. Resta poi un mistero l'auto nera di grossa cilindrata vista a Punta Penna e sulla quale Jois sarebbe salito». C'è anche un altro particolare che a parere dell'avvocato Benguardato non è stato approfondito. «Subito dopo il recupero del corpo», spiega l'avvocato, «Jois Pedone è stato portato in ospedale. Il ragazzo non era gonfio. I sanitari dell'ospedale San Pio da Pietrelcina hanno rimarcato delle lesioni sul collo. Confido nel giudice Anna Rosa Capuozzo affinché prenda in considerazione le perplessità evidenziate e disponga un approfondimento delle indagini».
Ed è quanto spera non solo la famiglia del ragazzo, ma sperano tutti coloro che gli volevano bene, a cominciare dai titolari del locale in cui ha lavorato quella sera prima di andare a Punta Penna e persino il tassista che lo ha portato in porto e assicura che Jois era sereno e allegro e soprattutto non aveva con se alcun bagaglio ingombrante, tantomeno quel borsone pieno di rena. Non si dà pace Pia Regina, la nonna di Jois Pedone, che insieme alla mamma del ragazzo, Mary, è tornata a chiedere aiuto al programma “Chi l’ha visto?” di Rai 3.
Il giornalista Fabrizio Franceschelli è stato più volte a Vasto. La morte del ragazzo suscitò molto scalpore anche perché, al di là della sua giovane età e delle circostanze in cui fu ritrovato il corpo, si parlò di implicazioni con sette sataniche e con una sacerdotessa, ma anche di un patto di sangue stretto con la ex fidanzata, compiuto bucandosi le dita e bevendo il sangue l’uno dell’altra, e di un falò che si sarebbe tenuto in spiaggia quella stessa sera.
La Procura di Vasto ha indagato a lungo per istigazione al suicidio, ma la nonna di Jois si oppone a questa tesi, sostenendo che il ragazzo non avrebbe mai compiuto un atto simile. La donna non esclude che il nipote possa essere stato ucciso. «Non avrò pace finché non riuscirò a scoprire perché la vita di mio nipote è finita vicino a quello scoglio».
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