L’enigma di decine di Tir che portano rifiuti-liquidi

10 Aprile 2015

La nuova indagine del candidato Di Giovanni è al depuratore di San Martino I mezzi arrivano dal Nord Italia, nella zona l’odore è diventato insopportabile

CHIETI. Che cosa scaricano decine e decine di Tir nel depuratore di Chieti? Perché l’impianto di San Martino è diventato la pattumiera del Nord Italia? E quel cattivo odore che sa di zolfo, ma non è zolfo, da che cosa dipende? Nei giorni che precedono e elezioni, e che danno al Comune l’assist di annunciare la vendita di un impianto che un assessore, Marco D’Ingiullo, definisce una “miniera d’oro”, c’è chi vede l’erba dalla parte delle radici. Cioè pone domande su un’altra faccia della medaglia. E chiede risposte, magari dallo stesso assessore. A fare le foto che pubblichiamo e a scrivere l’intervento che segue è Filippo Di Giovanni, candidato del Pd.

«Aria irrespirabile, odori insopportabili, disagio per gli abitanti della zona. Continue sollecitazioni, queste sono le ragioni che in questi giorni mi hanno portato a visitare un luogo che qualcuno ha definito "una macchina da soldi" per portare nuove opportunità di lavoro e benefici economici alla collettività teatina.

Mi riferisco all'area sita in località San Martino, presso la quale sono situati depuratori comunali e del Consorzio di Bonifica. Allertato dalle continue lamentele dei cittadini della zona a causa di emissioni che, specialmente nelle ore serali e qualche volta al mattino presto, rendono l'aria irrespirabile, mi sono recato a fare più di un sopralluogo.

Lo scenario che mi si è posto davanti non è stato certo dei più rassicuranti e alla fine della visita mi ha lasciato con più di un interrogativo. Ho visto decine di autobotti ogni giorno, provenienti da ogni parte d'Italia, che andavano a scaricare il loro contenuto presso la struttura percorrendo la strada dissestata che ivi conduce.

Difficile identificare il loro contenuto dall'esterno. Una certezza tuttavia c’è: una volta varcato il cancello degli impianti, dopo poco, mi sono dovuto allontanare poiché le emissioni rendevano l'aria, in prossimità dei luoghi, assolutamente irrespirabile. Abbiamo osservato lo stesso scenario per più giorni. E oggi, tirando le somme della mia indagine, lo stato delle cose mi induce a fare tre ordini di considerazioni:

1)Mi piacerebbe che qualcuno chiarisse che tipo di materiali vengono portati a Chieti dalle decine di autobotti che ho visto arrivare, la maggior parte provenienti peraltro dal Nord Italia.

2)Ho dei dubbi sulla opportunità del potenziamento dell’impianto poiché, se allo stato dell'arte la ricaduta di emissioni sull'aria respirata nel territorio circostante è già fortissima, non so quanto sia giusto barattare presunti vantaggi economici per la collettività con la salute dei cittadini di quella zona.

3)Il tema delle delocalizzazioni. Se la nostra società non può fare a meno di impianti del genere, probabilmente bisognerebbe smettere di pensarli e realizzarli vicini ai centri abitati. Qualcuno risponda».