L’ex assessore denuncia chi lo accusa

D’Agostino al contrattacco. Il conduttore di Quinta colonna dice in tv “Ma che uomo sei?” e lui lo porta in tribunale
CHIETI. E’ libero in attesa di giudizio, è già tornato al lavoro come impiegato della Asl ma non ci sta a passare per condannato. Ivo D’Agostino, l’ex assessore comunale alle politiche della casa, passa al contrattaco: dichiara guerra al conduttore di Quinta colonna, Paolo Del Debbio, per l’arringa in tv, su Rete 4, durante la diretta da Chieti di lunedì sera sullo scandalo, o presunto tale, della case popolari. Dal punto di vista processuale si dovrà attendere l’udienza preliminare, del 22 ottobre prossimo, per conoscere la sorte dell’ex assessore. Ma D’Agostino, arrestato un anno fa perché sette donne l’accusano di aver estorto sesso in cambio di un alloggio popolare, è stato di fatto già condannato dalla piazza mediatica. Così reagisce. Ha già dato incarico ai suoi legali, Edgardo Ionata e Domenico Di Terlizzi, di presentare una querela per diffamazione contro il conduttore televisivo. I fatti in tv sono andati così. L’inviato di Mediaset, Fulvio Benelli, aveva appena finito di intervistare una di quelle sette donne che, con il volto oscurato, raccontava di un invito a cena che D’Agostino le avrebbe proposto. Un invito prodromico a chissà quale proposta indecente che però la presunta vittima non ha detto in tv anche se, alla fine dell’intervista, ha dato sfogo alla sua indignazione. Ma D’Agostino ce l’ha con il conduttore della trasmissione di Rete 4 perché, appena le telecamere sono tornate in studio, questi si è lanciato in una accorata filippica contro di lui strappando applausi. Le parole testuali di Del Debbio sono state queste: «Mi piacerebbe avere questo qui davanti. Ma scusa un attimo da uomo a uomo, lascia perdere le donne, che gusto ci provi ad andare con una donna perché l’hai ricattata? Anche da un punto di vista umano, virile, che gusto c’è? Ma che uomo sei? Ma conquistala. Ci sarà ancora una bellezza in questo mondo nella conquista di una donna o nella conquista di un uomo da parte di una donna. Oppure è tutto uno schifo così: “dai ti do la casetta... vieni a casa mia”. Ma quando sei lì non ti senti un imbecille?». Se queste sono frasi diffamatorie lo dirà un giudice. I legali dell’ex assessore affermano questo: «Esprimiamo sdegno per quanto accaduto dal momento che, in palese violazione dei più elementari diritti costituzionalmente garantiti, si è "scritta" la condanna del nostro assistito prima ancora che lo stesso venga processato, senza porsi in alcun modo il problema di verificare la veridicità delle notizie diffuse, ricostruendo i fatti in maniera del tutto arbitraria e pretestuosa, evidentemente con l'unico obiettivo di soddisfare l'esigenza di audience».
Gli avvocati incalzano: «Non ci si è premurati neppure di garantire un minimo contraddittorio che avrebbe invece consentito da un lato di fornire agli ascoltatori un quadro della vicenda assai più attinente al vero rispetto a quanto trasmesso e, dall'altro, al nostro assistito di difendere la propria immagine e la propria reputazione. Per tali ragioni...», e vai con l’annuncio finale della battaglia legale contro il conduttore e la sua arringa.

