L’ex conceria dei veleni all’asta per 355mila euro

Fabbrica da 40mila metri quadrati al centro di una vendita giudiziaria La perizia del tribunale di Roma: degrado totale, rischio contaminazione
CHIETI. All’asta per 355 mila euro. È in vendita l’ex conceria Cap di via Penne, a Chieti Scalo. Il mostro che svetta lungo l’Asse attrezzato a ridosso dell’uscita per il centro commerciale Megalò è al centro di un’asta giudiziaria. La procedura, dopo due fallimenti, è incardinata al tribunale di Roma. Per avanzare un’offerta di acquisto degli immobili che cadono a pezzi c’è tempo fino al prossimo 24 novembre: l’asta è fissata al successivo 27 novembre, ore 12, nello studio dell’avvocato romano Raffaele Cappiello. Ma la vendita dei ruderi in «stato di totale degrado», come dice una perizia commissionata dal tribunale fallimentare di Roma, non è affatto scontata: la prima asta dei capannoni al prezzo di 555 mila euro è andata deserta.
In abbandono. Da oltre 15 anni, l’ex conceria è abbandonata. All’ingresso di quest’area di quasi 40 mila metri quadrati ci sono i cartelli gialli e neri: «Pericolo di crolli». Ma i capannoni con il tetto in amianto rotto in più punti, ormai, sono diventati un parco giochi a tema archeologia industriale: i writer invadono gli edifici per pitturare i muri e nei secchi ci sono decine di bombolette spray usate; altri usano i capannoni come il set di giochi di strategia militare riparandosi dietro bancali di legno. All’ingresso dell’ex conceria c’è anche una vasca-piscina ormai piena di acqua putrida. Si accede al sito dalla recinzione distrutta. Così hanno fatto ieri anche i consiglieri comunali del M5S Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo insieme ad altri attivisti grillini: una visita per controllare con i propri occhi le condizioni degli stabili.
«Sito contaminato». Dell’ex Cap, a un passo dal Sir dello Scalo (Sito di interesse regionale per l’inquinamento), e dei rischi per l’ambiente parla già un’ordinanza del Comune risalente al 2008 all’epoca del sindaco Francesco Ricci: quel documento denuncia «una contaminazione delle acque sotterranee da composti pericolosi quali solventi clorurati, idrocarburi pesanti e cromo 3» e segnala «un rischio di propagazione della contaminazione nella zona corrispondente a un raggio di circa 1000 metri dal sito ex conceria». Da quell’allarme sono passati 9 anni e tutto è ancora dimenticato: la palazzina verde senza più finestre che si vede dall’Asse attrezzato è il simbolo di un passato industriale che ha lasciato ferite sull’ambiente. La perizia del tribunale di Roma, firmata dall’architetto Fabia de Pinedo, dice senza mezzi termini che «trattandosi di una ex conceria, si evidenzia che l’intero compendio può essere contaminato da agenti inquinanti di varia natura. È quindi probabile che il sito debba essere sottoposto, dopo verifiche, a idonea bonifica ambientale il cui costo non è possibile determinare in questa sede». È proprio per questo che l’immobile, in un’area quasi certamente avvelenata e «in pessimo stato di manutenzione e pericolante in più punti», potrebbe restare senza acquirenti: troppo alto il costo della bonifica.
Due fallimenti. Originariamente, l’ex conceria era di una società locale. Poi, dopo un fallimento, il complesso è stato rilevato nel 2003 da un’altra industria tessile, la Revi srl con sede principale a Roma e distaccamento anche a Colonnella. Nel 2014, anche la Revi è fallita e ogni progetto di recupero dell’ex conceria è stato messo da parte.
«Totale degrado». La perizia dice che l’ex conceria è proprio un mostro: ci sono addirittura zone che i periti del tribunale non hanno potuto visionare a causa dello «stato di totale degrado del sito con impossibilità di accesso per la verifica».
Atti persi. E, in Comune, gli atti di quella concessione si sono persi: «Il Comune di Chieti», dice la perizia, «non è riuscito a rintracciare con i dati delle proprietà precedenti pratiche edilizie. Non sono attualmente reperibili in Comune le pratiche edilizie attestanti titoli edilizi, non è dunque stato possibile confrontare lo stato dei luoghi con le autorizzazione emesse». Quello che sembra emergere dalle carte ufficiali, così dicono i consulenti, è una «difformità dello stato dei luoghi rispetto a quanto riportato nelle planimetrie catastali».
Gli altri lotti all’asta. Insieme all’ex conceria, andranno all’asta anche altri lotti a Chieti: un immobile di 5 piani in via Penne 127 (540 mila euro a base d’asta), un complesso produttivo con terreno in via Marino Turchi 25 (1,2 milioni), un palazzo in via Camillo De Nardis 16-18 nel centro storico (69 mila) e un capannone a Cappelle sul Tavo (89 mila).
©RIPRODUZIONE RISERVATA

