L’ex segretario Pd: primarie inutili? C’erano tre candidati

12 Ottobre 2014

GUARDIAGRELE. Continuano ad essere sempre più agitate le acque nel circolo del Pd per la scelta del candidato sindaco da presentare alle prossime elezioni comunali di primavera. Secondo l’ex...

GUARDIAGRELE. Continuano ad essere sempre più agitate le acque nel circolo del Pd per la scelta del candidato sindaco da presentare alle prossime elezioni comunali di primavera. Secondo l’ex segretario Pd, Maurizio Camiscia, i dissidi nel partito non si possono sanare se si continua a nascondere la verità. «Non si dice la verità», osserva Camiscia, «quando si afferma che a Guardiagrele le primarie non sono state necessarie perché esisteva un solo candidato: anche per ammissione del segretario Nevio Salomone i candidati erano addirittura tre. Il vero problema», continua Camiscia, «è che per potersi candidare alle primarie, è necessario che queste vengano prima indette, con conseguente nomina della commissione di garanzia, la quale redige il regolamento e convoca l’assemblea per la approvazione delle norme sul funzionamento. Così», ricorda Camiscia, «dice l’articolo 18 dello statuto del Pd che ritiene questo percorso automatico. Solo l’assemblea, con una maggioranza dei tre quinti (quindi nel caso di Guardiagrele, di 65 iscritti, ndc), può decidere di derogare».

Camiscia evidenzia che il segretario ha invece condotto gli iscritti a un’assemblea partecipata da 25 persone nella quale si doveva indicare il candidato sindaco, decidendo inoltre che si dovessero presentare a lui le disponibilità che aveva ormai da giugno e che erano almeno due: quelle di Gianna Di Crescenzo e di Simone Dal Pozzo. «Dunque», continua Camiscia, «non si è trattato di nessun ritiro, perché nessuna candidatura poteva essere presentata, ma solo dichiarata una disponibilità che, peraltro, rimane ancora in piedi. Il problema è però che, nel proseguo dell’assemblea del 28 settembre, il segretario ha rifiutato la mia disponibilità alla candidatura dichiarandola non legittima perché secondo lui, fuori tempo, aggiungendo che, qualora l’assemblea avesse deciso di accettarla si sarebbe dimesso. Dunque», osserva Camiscia, «Dal Pozzo non era, come detto, l’unico candidato, ma l’unico candidato del centro storico, perché le altre due candidature, la mia e quella di Gianna Di Crescenzo, non erano legittime, forse solo perché provenivano dalle contrade e, come si sa, storicamente le contrade, secondo alcuni, non possono esprimere il candidato sindaco».

Giovanni Iannamico

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