L’ex sindaco Ricci «Mortificati dal Pd, scegliamo Di Iorio»

23 Luglio 2020

Lite col segretario: ha deciso da solo sul candidato Ferrara Quasi tutti quelli con oltre 150 voti non si ripresenteranno 

CHIETI. Se ne vanno sbattendo la porta e puntando il dito contro il segretario cittadino del Partito Democratico. Come più volte anticipato, il Pd perde un pezzo che va a posizionarsi a sostegno del candidato sindaco del polo civico Bruno Di Iorio: in 18 sono già pronti a candidarsi, più altri sostenitori. Tra loro c’è anche l’ex sindaco Francesco Ricci, l’unico sindaco eletto dal centrosinistra che la storia teatina ricordi. Insieme a lui anche gli ex consiglieri comunali Marco Marino e Gabriele Salvatore. E poi Pierluigi Barone, Luciano De Liberato, Matteo Sansone e persino il segretario di circolo di Chieti alta, Luca Caratelli.
Lunedì scorso è partita la durissima lettera di autosospensione dal partito indirizzata al responsabile regionale del Pd Michele Fina. Caratelli ha anche inviato una lettera, altrettanto dura, per dimettersi dall’incarico. L’attacco alla gestione del segretario cittadino Filippo Di Giovanni è netto: “L’arroganza di taluni dirigenti locali e regionali del Pd, in primis del segretario cittadino Di Giovanni», si legge nella lettera, «ha fatto abortire l’iniziativa di avvicinamento al polo di Di Iorio, che pure era stata condivisa anche da loro. Il segretario cittadino, poi, ha mortificato tutti gli iscritti al partito giacché si è arrogato il diritto di dichiarare ai mezzi di informazione che lui solo si sarebbe assunto la “responsabilità” di indicare alla coalizione il nome del candidato sindaco. Il che è avvenuto puntualmente allorché, senza convocare l’assemblea cittadina del partito, ha indicato e imposto come candidato sindaco quello di Diego Ferrara, stimato medico, ma purtroppo con poche speranze di successo».
Secondo il gruppo scissionista, invece, il polo di Di Iorio dà più chance di vittoria sul centrodestra. «In questa tornata elettorale», aggiungono, «quasi tutti i candidati del Pd che avevano ottenuto oltre 150 voti nella passata competizione elettorale non si candideranno affatto e, comunque, non con il Pd. Ma anche in questa catastrofica situazione il Pd garantirà l’elezione a consigliere di Chiara Zappalorto e di Di Giovanni (e tanto basta, evidentemente)».
La lettera accusa anche esponenti regionali del partito, chiamando in causa il consigliere regionale Silvio Paolucci e il senatore Luciano D’Alfonso, incolpati di «perseguire interessi personali e non di partito, tanto meno quelli della della nostra povera città».
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