L’impianto brucia 3.500 tonnellate

Salta la conferenza dei servizi per l’ok alla struttura che tratta rifiuti. Nuovo no delle associazioni
CANOSA SANNITA. Il tema scotta troppo. Rimandata così a nuova data, probabilmente agli inizi di marzo, la conferenza dei servizi convocata al Suap di Chieti per discutere della variazione a Canosa Sannita di un'area agricola in industriale sulla quale realizzare un impianto di trattamento fanghi.
È l'ennesimo rinvio dopo quello di qualche settimana fa, cui erano seguite le proteste di cittadini e associazioni ambientaliste contrarie alla nascita della centrale.
ASSOCIAZIONI SCATENATE. Nuovo Senso Civico e Stazione Ornitologica Abruzzese hanno presentato ulteriori critiche al progetto che si aggiungono a quelle già messe in luce nei giorni scorsi. È un documento di osservazioni, stilato con la collaborazione del Forum H2O, inviato al Suap proprio in vista della conferenza dei servizi di ieri che poi è saltata. «L'impianto prevede la ricezione di 3.500 tonnellate di rifiuti ogni anno, 9,5 tonnellate al giorno lavorando h24 per 365 giorni. In questo modo il proponente ritiene di porsi al di fuori della normativa sulla procedura di Via (la soglia è di 10 tonnellate/giorno)» dicono le associazioni. Queste ultime però evidenziano che un decreto del Ministero dell'Ambiente risalente al 2015 sulle procedure di verifica di assoggettabilità a Via, prevede la riduzione della soglia del 50% (quindi a 5 tonnellate/giorno) in determinati casi. Tra questi i progetti che toccano aree boscate. «Ebbene, è bastato consultare il catasto dei boschi della regione Abruzzo per accertare che l'intervento interessa ben due aree boscate» sostengono Nuovo Senso Civico e Stazione Ornitologica Abruzzese.
RISCHI PER L'AMBIENTE. «L’azienda ammette in un passaggio degli elaborati progettuali di aver sovradimensionato il motore di quattro volte per produrre energia elettrica bruciando il gas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti in prospettiva di un ampliamento della capacità di recupero di rifiuti». Lo rivelano le stesse associazioni, che per di più portano alla luce i dati delle emissioni in atmosfera: «Sulla base degli elaborati progettuali abbiamo calcolato che l'impianto emetterebbe in atmosfera oltre 5 tonnellate all'anno di ossidi di azoto e diverse centinaia di chili di acidi e polveri. Il tutto in mezzo ai vigneti più famosi della regione».
LA DITTA. È la Risaliente srl, una società di cui inizialmente si sapeva poco e proprio per questo Nuovo Senso Civico e Stazione Ornitologica Abruzzese hanno fatto una visura camerale per cercare di avere qualche informazione in più. È venuto fuori che l'impresa proponente il progetto ha sede legale ad Arielli con un capitale sociale di un euro e «risulta attualmente inattiva» spiegano le associazioni.
IL FRONTE DEL NO. Tutto questo è stato spiegato anche nell'incontro pubblico che sabato pomeriggio si è tenuto a Canosa Sannita, in un'affollata sala comunale. E dalla riunione sono emerse molte perplessità sull'impianto di digestione anaerobica per il recupero di materiale organico, dal quale ottenere biometano per la produzione di energia elettrica e per il teleriscaldamento di serre dove coltivare prodotti biologi. È un progetto che preoccupa gran parte dei canosini.
Il sindaco, Lorenzo Di Sario, continua a ribadire che ogni decisione verrà presa insieme alla cittadinanza, ma il suo vice, Massimiliano Matteucci, ha già espresso parere contrario al progetto. Le associazioni ambientaliste nel frattempo stigmatizzano la trasformazione di suolo agricolo in aree industriali: «In merito a queste varianti la giurisdizione ha chiarito da tempo che non è il privato a dover determinare la localizzazione di tali interventi, superando ogni tipo di pianificazione a suo piacimento, quando possono esserci alternative come ad esempio aree industriali con tutti i servizi predisposti».

