L’ira delle mamme: solo promesse

«Ci sentiamo prese in giro per l’ennesima volta, i nostri bimbi usati a fini elettorali»
CHIETI. «Quando si elabora un emendamento con date va rispettato». Passano all’attacco le mamme dopo la falsa partenza della mensa attesa per l’8 gennaio. Sono state più di una le proteste organizzate dalle famiglie davanti al Comune con fischietti e striscioni per chiedere la riattivazione del servizio, poi ci sono state le riunioni con il sindaco Diego Ferrara e i consiglieri per trovare delle soluzioni, l’approvazione dell’emendamento in consiglio comunale che riattivava la mensa solo per 40 giorni, a partire dall’8 gennaio e fino al 4 marzo, e ieri la notizia del rinvio della partenza di una settimana.
«Per rispettare ciò che si dichiara le procedure vanno eseguite subito», dice arrabbiata Valeria Seccia, rappresentante del comprensivo 2, «qui invece slitta tutto a nuovo anno. È un po’ come credere ancora a Babbo Natale e al miracolo della 47esima strada. Ormai la credibilità di questa amministrazione in termini di mensa appartiene all’anno che sta per concludersi, ossia al passato. Ci dispiace averci creduto almeno in quei 40 giorni, seppur pochi, a nuovo anno ma che avrebbero dato respiro ai genitori che alle sei e mezza, sette del mattino cucinano per il pranzo delle 13 dei loro figli. Ci chiediamo quando gli uffici comunali incaricati di procedere al servizio mensa, con tutte le sue figure, vogliano mettere a segno almeno un goal. Conviene alimentarsi bene nel periodo di feste che ad anno nuovo, a scuola, piuttosto che un piccolo sogno realizzato, racconteremo alle famiglie una favola non a lieto fine».
Le mamme sono sul piede di guerra e non è detto che non tornino nei prossimi in giorni in piazza per una nuova protesta. «Continueremo ad andare avanti e ad essere unite», dice Daniela D’Andreagiovanni, rappresentante del comprensivo 1, «è veramente indegno, è vergognoso che si facciano promesse che non si riescono a mantenere. Anche lo slittamento di una settimana non ci fa ben sperare, non ha senso. Stanno solo cercando di prendere tempo: prima dicono che non ce la fanno, poi in venti giorni esce la mensa e poi di nuovo uno slittamento. Noi ci sentiamo prese in giro, usano i nostri bambini per i loro slogan elettorali». (e.g.)

