«L’ospedale di comunità non chiude, raddoppia»

22 Aprile 2016

Casoli, Flacco smentisce le voci di chiusura diffuse dal responsabile di struttura «Dichiarazioni irresponsabili, il servizio sarà potenziato con nuovi posti letto»

CASOLI. L’ospedale di comunità non chiude, né sospende o riduce le attività. Lo stiamo invece potenziando con nuovi servizi». È la rassicurazione del direttore generale della Asl, Pasquale Flacco, rispetto alle notizie circolate in merito a una presunta chiusura della struttura, tornata a nuova vita con l’attivazione di servizi ambulatoriali e posti letto dedicati a pazienti non acuti e affetti da patologie croniche che hanno necessità di essere assistiti in ambiente protetto. A creare allarme e preoccupazione tra cittadini e addetti ai lavori, coi telefoni di sindacalisti e Asl diventati bollenti, è stata la frase pubblicata su un social network dal responsabile dell’ospedale di comunità, Fioravante Di Giovanni: «Otto mesi di impegno di lavoro anche a Natale. A nulla è servito, ostacoli messi ogni giorno, adesso saranno tutti contenti, dichiaro fallita la sperimentazione ospedale di comunità». Uno sfogo, dovuto magari a un momento di rabbia, ma che ha generato il caos. Perché non credere alle parole del responsabile della struttura? Da qui telefonate, richieste di chiarimenti sul futuro di un presidio che ha riattivato un servizio a 5 anni dalla chiusura della parte per acuti dell’ospedale Consalvi. Ma la notizia non è vera, anzi: l’ospedale di comunità raddoppia i posti, da 8 passerà a 16, e i servizi.

«Le dichiarazioni del responsabile della struttura, intemperanze verbali affidate alla rete in modo irresponsabile», spiega Flacco, «sono prive di fondamento, riferite a una procedura che va necessariamente seguita per avviare il trasferimento della riabilitazione psichiatrica degli ex pazienti di Villa Pini, attualmente ospitati all’ultimo piano del Consalvi, nell’ex Distretto ristrutturato di recente. L’operazione permetterà di liberare spazi nei quali saranno accolti nuovi posti letto di ospedale di comunità e altri 20 di Rsa. Una scelta che va sostenuta e migliorata per offrire agli utenti delle aree interne servizi adeguati ai loro bisogni di salute e un modello di assistenza realmente alternativo all’ospedale». Un problema burocratico quindi, che rallenta l’ampliamento dell'ospedale, ma che non blocca l’attività. «C’è una direttiva dell’ex manager Zavattaro in conformità alle norme di comportamento del dipendente pubblico», evidenzia Patrizia Bianchi del Nursing Up, «che dice che nessuno può denigrare l’azienda, vale anche per i dirigenti. Il responsabile della struttura casolana ha sbagliato nell’affidare magari uno sfogo alla rete e ha generato un allarme ingiustificato tra utenti, dipendenti e popolazione delle aree interne».