L’Unidav ora va avanti senza l’ateneo slovacco

L’inchiesta sugli ammanchi, stop al contratto con il socio dell’università telematica E il Consiglio di Stato blocca un ricorso della Pegaso per le quote contese
CHIETI. L’inchiesta penale con l’ipotesi di un milione di euro di ammanchi dai conti dell’Unidav, soldi che sarebbero spariti a Chieti e che poi sarebbero ricomparsi sui conti di società estere, si intreccia a un contenzioso amministrativo per il possesso delle quote. È uno scontro giudiziario quello che ruota intorno all’ateneo telematico con sede a Torrevecchia Teatina. Finora, la certezza è una: l’università d’Annunzio non vuole più il socio privato dell’Unidav e il contratto con l’ateneo slovacco Sevs è finito in carta straccia dopo quasi tre anni di collaborazione.
DOPPIO FRONTE. Dopo perquisizioni, interrogatori e sequestri di documenti cartacei e computer, l’inchiesta aperta per appropriazione indebita e turbativa d’asta va avanti sottotraccia: da quasi un anno, carabinieri del nucleo investigativo e finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria, guidati dal pm Giancarlo Ciani, passano al setaccio la storia dell’Unidav; la causa per le quote contese, invece, è arrivata fino al Consiglio di Stato e, davanti ai massimi giudici amministrativi della sesta sezione, l’amministrazione del rettore Sergio Caputi e la fondazione d’Annunzio guidata da Luigi Capasso hanno confermato l’intenzione di fare fuori la Sevs. Una volontà – già messa in atto con due delibere del cda dell’università d’Annunzio risalenti al 24 aprile e al 1° giugno 2018 – ribadita nei verbali della causa al Consiglio di Stato.
SOCIO CACCIATO. Proprio a causa dell’annullamento dell’assegnazione delle quote alla Sevs, il Consiglio di Stato ha dichiarato l’estinzione di un giudizio avviato da un’altra università via internet, la Pegaso, interessata alle quote dell’Unidav. Il ricorso della Pegaso è stato bollato come improcedibile «per sopravvenuta carenza d’interesse, avendo, infatti, il cda dell’università – con delibere 142 del 24 aprile e 1° giugno 2018– disposto l’annullamento della delibera 277/2015». È la delibera che aveva assegnato la maggioranza del pacchetto azionario dell’Unidav alla Sevs in forza di un’operazione finanziaria da 2,5 milioni di euro.
GLI ATTI DECISIVI. Ma cosa dicono quegli atti dell’università che hanno portato all’azzeramento del ricorso? Dispongono «l’annullamento confermativo dell’avviso pubblico del 6 novembre 2015 per la selezione del partecipante istituzionale della fondazione ai fini della nomina di una rappresentanza maggioritaria nel consiglio di amministrazione dell’università telematica Leonardo da Vinci». Si tratta della gara d’appalto poi vinta dalla Sevs. Gli atti universitari stabiliscono «di ritenere conseguentemente inefficaci, e dunque di disapplicare, in via immediata e diretta, l’aggiudicazione in favore di Sevs in data 2 marzo 2016, il gradimento espresso in pari data, con ogni ulteriore conseguenza di legge e di statuto sul contratto del 31 marzo 2016, anche in regime degli inadempimenti del contraente di ci in motivazione». Di conseguenza, l’università considera la Sevs «cessata, a decorrere dalla notifica del presente atto, dalla qualifica di partecipante istituzionale della fondazione ai fini della nomina della rappresentanza maggioritaria nel consiglio di amministrazione dell’università telematica Leonardo da Vinci».

