L’università boccia il nuovo corso «Duplicazione inutile e dannosa»

27 Gennaio 2023

I giuristi della d’Annunzio contro il piano di laurea in “Diritto dell’ambiente e dell’energia” a Lanciano «Noi dovremmo fornire i docenti e Teramo incassare le tasse degli studenti: così è controproducente»

CHIETI. «E’ una duplicazione inutile e dannosa». I docenti dell'area giuridica dell'università d’Annunzio spiegano in questo modo i motivi della contrarietà alla nascita di un nuovo corso di laurea a Lanciano in “Diritto dell’ambiente e dell’energia”, che vuole aprire l'università di Teramo. I giuristi dell'ateneo teatino-pescarese fanno notare come un corso di questo tipo già esiste alla d'Annunzio e ottiene ottimi risultati, a livello nazionale.
«Alla d’Annunzio la ricerca e l’insegnamento giuridici sono presenti in modo significativo da decenni e rappresentano un’eccellenza sul piano nazionale», dice il professor Fabrizio Fornari, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche e sociali dell’ateneo, «lo dicono le valutazioni pubbliche nazionali che non sono chiacchiericci e argomenti allusivi».
Fornari cita documenti nazionali: «La valutazione della Qualità della ricerca (VQR 2015-2019) attesta che la sezione giuridica del Dipartimento della d’Annunzio (con 32 docenti di tutti i settori dell’area giuridica a eccezione di Storia del diritto e diritto romano) si colloca al 12° posto in Italia su 158 istituzioni. Nell’Italia centro-meridionale, soltanto Roma 3 e la Lumsa fanno meglio. Nella classifica degli atenei italiani, la nostra area giuridica è al 4° posto. Il Dipartimento di scienze giuridiche e sociali è stato perciò ammesso, per la seconda volta consecutiva, tra i potenziali Dipartimenti di eccellenza per il periodo 2023-2027. Nessun altro Dipartimento giuridico in Abruzzo è incluso in questo gruppo». Per Marialuisa Gambini, presidente del corso di laurea in Servizi giuridici per l’impresa e a capo della Scuola delle scienze economiche, aziendali e sociologiche della d’Annunzio, visto che il nuovo corso di laurea appare come un duplicato, non si comprende l'esborso di denaro pubblico da parte della Regione che sovvenziona economicamente il corso: «Si assiste a quella che può sicuramente considerarsi una inutile duplicazione dell’offerta formativa da parte dell’ateneo teramano che non giustifica l’investimento di cospicui sostegni finanziari della Regione», dice la docente che smentisce anche «che siamo dinanzi a un’offerta di collaborazione da parte dell’università di Teramo visto che la d’Annunzio si troverebbe a subire la duplicazione di un proprio corso di laurea nella provincia in cui ha la sua sede legale».
Aggiunge Gambini: «La bozza di convenzione, inviata ai primi di gennaio al rettore Sergio Caputi, non tendeva alla progettazione di un corso inter-ateneo, con il rilascio di un titolo doppio o congiunto da parte delle due università, ma configurava la semplice istituzione di un nuovo corso di studio dell’università di Teramo con sede a Lanciano, chiedendo all’università d’Annunzio di fornire solo parte della docenza di riferimento. Il paradosso è che l’ateneo teramano avrebbe beneficiato delle risorse derivanti dalle tasse universitarie pagate dagli studenti, mentre la d’Annunzio avrebbe pagato i costi della messa a disposizione dei propri docenti, rendendo il progetto inutile e controproducente, se non proprio dannoso. Il nostro rettore in seno alla Crua (Comitato di coordinamento regionale delle Università abruzzesi) ha votato a sfavore: non avrebbe potuto fare diversamente se non andando contro l’ateneo che guida e rappresenta».