La Asl condannata a risarcire un ausiliario

15 Maggio 2019

Sentenza pilota del giudice del lavoro: «Negli ultimi 5 anni il dipendente ha svolto mansioni superiori»

LANCIANO. Un ausiliario, vista la carenza cronica di personale, ha svolto per anni le mansioni da operatore socio sanitario (Oss). Mansioni superiori per le quali la Asl non ha mai pagato. L’operatore di Lanciano, con l’aiuto del Nursing Up, ha deciso di rivolgersi al tribunale per vedere riconosciute le proprie ragioni. Ora il giudice del lavoro Marina Valente ha accolto il ricorso presentato dall’ausiliario in servizio al pronto soccorso del Renzetti, rappresentato dall’avvocato Antonella Nicolucci, e ha condannato la Asl a pagargli le differenze retributive relative agli ultimi cinque anni, per lo svolgimento delle mansioni superiori di Oss. «Il tribunale di Lanciano ha sostanzialmente accertato ciò che due anni fa denunciai ripetutamente, anche sulla stampa, all’ex direttore generale Pasquale Flacco», dice Patrizia Bianchi, consigliere referente per l’Abruzzo del Nursing Up, «e cioè che la Asl sopperiva sistematicamente all’insufficienza di Oss all’interno del presidio di Lanciano ed in particolare del pronto «occorso, utilizzando impropriamente il personale ausiliario (Auss) in mansioni superiori e senza corrispondere a tali unità la giusta retribuzione. La stessa Asl di Chieti, con un comunicato del 22 novembre 2017, aveva assicurato che a gennaio del 2018 avrebbe risolto la situazione bandendo il concorso pubblico per il reclutamento di Oss. Tutto ciò non è mai avvenuto. Al contrario», continua Bianchi, «anziché bandire il concorso ed utilizzare il proprio personale interno, l’azienda ha invece assunto Oss a tempo indeterminato attingendoli dalla graduatoria dei vincitori della selezione bandita dalla Asl di Teramo. Fino ad oggi, all’interno del reparto di pronto soccorso in cui ci sono oltre 45.000 accessi all’anno, è stato possibile garantire il servizio soltanto avvalendosi dell’ausilio di più unità con qualifica di Auss, adibiti allo svolgimento delle mansioni superiori di Oss». L’avvocato si dice soddisfatto: «La sentenza dimostra che non eravamo dei pazzi quando segnalavamo che questi lavoratori avevano dei diritti da rispettare, e la pronuncia del tribunale di Lanciano ci ha dato completamente ragione». Il sindacato sta curando altri ricorsi simili, anche per operatori in servizio in strutture sanitarie private. Questa sentenza, come evidenziato, potrebbe fungere da apripista per altri casi simili. (t.d.r.)