La Asl: legionella dai rubinetti

1 Giugno 2016

Scoperte tracce del batterio dopo la morte di una paziente 69enne di Casalincontrada

CHIETI. All’ospedale di Chieti c’è l’allarme legionella. Da ieri sono stati avviati «massicci interventi di bonifica degli impianti idrici, dopo che le analisi batteriologiche hanno evidenziato la presenza di microrganismi di legionella in alcuni rubinetti», così scrive la Asl.

L'ALLARME. Il caso è scoppiato dopo la morte una donna di Casalincontrada, C.T., di 69 anni, affetta da tumore cerebrale e ricoverata in condizioni molto critiche in Rianimazione, con febbre alta e diagnosi di polmonite. La morte della donna è avvenuta il 21 maggio per infarto e per gravi compromissioni degli organi vitali a causa della malattia neoplastica. Ma il test specifico ha evidenziato tracce della legionella nelle urine, «forse contratta in occasione di un precedente ricovero», scrive ancora la Asl. Di qui l'avvio delle verifiche da parte dell'Arta e del protocollo sanitario sulla legionellosi, sia tecnico che clinico, che prevede l'adozione di comportamenti precauzionali da parte del personale.

Il batterio è stato localizzato, a seguito del prelievo di campioni in diversi punti di erogazione, nel corpo “M” dell policlinico che ospita il reparto di Neurologia.

Il microrganismo generalmente prolifera e si concentra in ambienti acquatici dove c’è ristagno con temperature tra 32° e 45°, ragione che ne spiega la presenza in alcuni rubinetti. I controlli sono stati eseguiti dall’Arta, che ha riscontrato, così come dichiara una nota Asl, «Una situazione diversa da quella fotografata a marzo dalle verifiche che l'azienda sanitaria compie di prassi ogni tre mesi su tutti gli impianti, che non avevano messo in evidenza cariche batteriche e certificato una condizione degli impianti nella norma». I livelli di legionella presenti in alcuni rubinetti della struttura ora hanno superato il limite massimo previsto dalla legge.

IL PROTOCOLLO. Alle unità operative è stato consegnato un vademecum che riassume le precauzioni da seguire, come ad esempio lasciare scorrere l’acqua calda per dieci minuti prima di utilizzarla, oppure il divieto di utilizzo delle docce, la sterilizzazione a vapore o con alta disinfezione dei dispositivi che vengono a contatto con le mucose respiratorie. La legionella, infatti, non viene trasmessa per contatto o contagio diretto, ma per inalazione, e colpisce alcune categorie di persone: gli individui compromessi sotto il profilo immunitario, come i malati di cancro, i tossicodipendenti, ma anche gli anziani e quanti sono affetti da patologie polmonari croniche.

IL DECESSO. La donna è deceduta nel reparto di Rianimazione. Secondo quanto appreso in queste ore tutto si sarebbe svolto nell'arco di poche settimane. Il primo ricovero sarebbe avvenuto un mese fa a seguito di un malore improvviso della signora che non aveva mai manifestato particolari problemi di salute e che, anzi, era conosciuta per essere una persona giovanile e molto attiva. Ma per C.T. si sarebbe reso subito necessario il ricovero nella clinica neurologica.

La donna avrebbe poi intervallato le dimissioni dall'ospedale per qualche giorno per poi dover tornare urgentemente alle cure nel presidio teatino dove lavorano anche dei suoi congiunti.

Al momento non risultano azioni legali della famiglia, né iscrizioni al registro degli indagati in Procura. Non è stata effettuata, né richiesta l'autopsia.

IL COMMENTO. «Non sono stati registrati altri casi», dice il direttore generale della Asl, Pasquale Flacco - stiamo tuttavia monitorando attentamente la situazione. Quel che è certo è che la signora non è morta per legionella, presente in tutti gli ospedali e anche nelle nostre abitazioni. Abbiamo però il dovere di far rientrare nella norma il livello dei batteri».