La banda e Vasco per l’addio a Roberta

Suona in chiesa la canzone preferita della 34enne travolta sullo scooter, fuori la folla segue i funerali sul maxischermo
VASTO. Troppo piccolo il santuario dell’Incoronata per contenere l’oceano di persone che ieri pomeriggio hanno partecipato ai funerali di Roberta Smargiassi, morta tragicamente a 34 anni venerdì sera in un incidente stradale. Le esequie sono cominciate alle 15, ma dalle prime ore del mattino tantissima gente ha reso omaggio alla salma nella camera ardente del San Pio. Poi il viaggio verso il santuario, che tante volte aveva visto Roberta sorridente e felice. Uno schermo gigante installato all’esterno della chiesa ha permesso a centinaia di persone di assistere alla funzione concelebrata da padre Eugenio e da altri tre frati. Trenta gradi all’ombra e non sentirli a causa del gelo che attanagliava il cuore davanti alla scena straziante del dolore di due genitori che hanno perso la figlia di soli 34 anni.
L’arrivo del feretro è stato accompagnato dalle note della banda San Martino dell’Incoronata, che ha fra i fondatori Nicolino Smargiassi, il padre di Roberta. L’ingresso in chiesa è stato, invece, scandito dalle note e dalle parole della canzone preferita di Roberta, “Gli angeli” di Vasco Rossi: «Quello che si prova non si può spiegare. Qui hai una sorpresa che neanche te lo immagini, dietro non si torna non si può tornare giù, quando ormai si vola non si può cadere più». Struggenti le parole del celebrante che ha cercato in tutti i modi di confortare i familiari sfiniti dal dolore. A pochi metri da loro commosso e silenzioso anche il sindaco Francesco Menna e con lui molti altri amministratori. Fabio Di Lello, marito di Roberta, d’accordo con i genitori della ragazza ha fatto addobbare la chiesa di bianco e giallo, i colori preferiti della giovane. E bianchi e gialli erano anche i palloncini lanciati in cielo al termine della funzione. Poco dopo le 16 dalla chiesa dell’Incoronata il corteo funebre si è mosso verso il cimitero cittadino. «Ancora non ci credo che sia successo davvero», ha mormorato più volte fra le lacrime un’amica interpretando il pensiero e lo stato d’animo di molte delle persone presenti. «Ma come si fa. 34 anni, vi rendete conto, una vita davanti e tanti progetti da costruire e portare a termine. E invece niente, tutto finito nell'arco di qualche secondo, il tempo di un lampo, e poi più niente. A che è servito vivere per soli 34 anni», si chiedeva un conoscente della famiglia. Ad accomunare le centinaia di persone che hanno partecipano al rito funebre di Roberta Smargiassi il dolore, l’incredulità e la rabbia per una morte ingiusta. Una morte che ha fatto aprire un fascicolo per omicidio stradale. I carabinieri stanno visionando i filmati delle telecamere che hanno ripreso, all’incrocio di corso Mazzini, la scena dell’impatto fra la moto di Roberta Smargiassi e la Fiat Punto guidata da un ragazzo di 23 anni. Al momento il nome del giovane non viene reso noto. L’automobilista, dopo la tragedia, pare sia stato colto da malore. Gli investigatori hanno ascoltato anche diverse testimonianze e compiuto accurati rilievi sul posto. La polizia scientifica si sta occupando dei mezzi incidentati posti sotto sequestro. Le decisioni del magistrato sono attese a breve. Forse già oggi il giudice potrebbe prendere provvedimenti.
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