La bara viaggia aperta: esposto in Procura

Federcofit denuncia un’impresa funebre per il trasferimento fuori regione di un feretro non sigillato
LANCIANO. È sfociato in un esposto alla Procura di Lanciano il trasferimento di una salma con la bara non sigillata fuori dai confini regionali. A denunciare la condotta illecita di una notaimpresa funebre cittadina è la Federazione del comparto funerario italiano, tramite il segretario nazionale Giovanni Caciolli. Un fatto definito «gravissimo», tanto da scatenare l’intervento della sezione nazionale, da Milano, che dichiara di non essersi mai trovata di fronte ad un episodio del genere. L’associazione di categoria è stata allertata da imprese lancianesi, associate e non, che sono rimaste sgomente e fortemente contrariate per l’accaduto. Secondo quanto riportato da Federcofit, nei giorni scorsi R.P., deceduto a Lanciano in una struttura riabilitativa, sarebbe stato trasferito, a bara aperta, per l’ossequio e il commiato dei familiari, fino alla sua abitazione nel comune di Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia.
«Il trasferimento», stigmatizza Caciolli, «è avvenuto in barba alla legge, contravvenendo alle normative igienico sanitarie come se si trattasse di un trasporto tra comuni abruzzesi. È noto a tutti che le disposizioni regionali, che hanno introdotto la possibilità di trasferire un defunto (nella condizione di salma per l’osservazione, ndc) a “bara aperta”, quindi prima dell’effettiva documentazione per trasporto di cadavere, autorizzano tale possibilità esclusivamente all’interno del territorio regionale. Siamo quindi di fronte a una evidente violazione della norma e a un precedente grave, in quanto una richiesta del genere potrebbe creare imbarazzo nelle imprese funebri che rispettano la legge e che non sono disposte a scendere a questo genere di compromessi».
Secondo Federcofit, che cita il Dpr 285 del 1990 (regolamento polizia mortuaria), il trasferimento di una salma fuori dai confini regionali è possibile «solo dopo 24 ore, con la bara sigillata e un verbale di chiusura del feretro». Sempre secondo la legge, è possibile riaprire un cofano dopo il sigillo esclusivamente su ordine di un giudice. Nemmeno l’ufficiale di stato civile può autorizzare il trasporto di un cadavere fuori regione. «Siamo di fronte a un abuso gravissimo», rimarca Federcofit, «oltretutto da parte di chi vanta di essere il rappresentante sindacale di altre imprese funebri».
Daria De Laurentiis
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