«La caccia ai cinghiali va estesa oltre i tre mesi»

4 Settembre 2018

Atessa. Riunione del Comitato dei sindaci con l’assessore regionale Pepe «Gli strumenti attuali sono insufficienti, bisogna cambiare la legislazione»

ATESSA. Tavolo tecnico entro settembre, in Regione, per concordare i modi di estendere la caccia ai cinghiali in braccata oltre i tre mesi oggi consentiti. È quanto hanno ottenuto i sindaci del Comitato per la tutela e valorizzazione ambientale del Sangro-Aventino-Frentano. Ieri pomeriggio, nella sala consiliare di Atessa, oltre a una nutrita rappresentanza dei 40 sindaci che compongono il comitato, erano presenti l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe, il comandante della polizia provinciale Dino Miri, rappresentanze di cacciatori e agricoltori. Mancavano, seppur invitati, dirigenti dell’Ispra (istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale), assenza sottolineata dal sindaco di Archi, Mario Troilo: «Il rammarico è che a tutte le nostre riunioni sull’argomento cinghiali l’Ispra, organo tecnico che ha un netto stampo ambientalista, non ha mai partecipato. Al tavolo tecnico che faremo deve assolutamente partecipare e far sentire il proprio parere alle nostre proposte».
Padrone di casa il sindaco Giulio Borrelli: «Gli strumenti che attualmente la legge mette a disposizione, e che stiamo diligentemente applicando ad Atessa e in altre realtà, sono insufficienti a contenere il fenomeno. È importante trovare dei margini all’interno della legislazione e c’è il problema delle riserve naturali che va discusso». Prima fra tutte dovrebbe essere richiesta la modifica del piano di controllo dei cinghiali (Dgr n° 185 del 29/03/2018) e, in modo particolare, estendere la braccata in più mesi all’anno. La braccata è una tecnica di caccia al cinghiale che consiste in quell’azione combinata di uomini, da cinquanta a sessanta (ma è stato anche ipotizzato un numero inferiore), e dieci cani che portano allo scovo del cinghiale e al suo successivo abbattimento. Troilo, che è veterinario, ha illustrato anche la problematica delle malattie (zoonosi) trasmesse dai cinghiali all’uomo come l’epatite E (come dimostra un recente studio dell’Istituto zooprofilattico di Teramo), la leptospirosi e la trichinellosi. Il sindaco di Roccascalegna, Domenico Giangiordano, ha detto senza mezzi termine a Pepe: «Assessore ci siamo stufati, ora manca solo la manifestazione popolare». Il comandante Miri ha prima affermato che fino al 31 agosto sono stati abbattuti complessivamente negli Ato Chietino e Vastese 2.260 cinghiali e poi ha evidenziato diverse problematiche tra le quali quelle legate alla presenza di parchi, oasi, zone Sic, nelle quali non si può cacciare e che sono serbatoi di cinghiali. «Il problema cinghiali», ha sostenuto l’assessore Pepe, «è nazionale e lo abbiamo fatto presente al ministro dell’Agricoltura. Abbiamo chiesto degli strumenti straordinari per risolvere questa battaglia e maggiore autonomia alle Regioni. Bisogna coinvolgere anche i parlamentari abruzzesi perché qui si tratta di rivedere la legge 157 del ’92. Con gli strumenti che abbiamo questa battaglia non la vinciamo e per risolverla tutti gli attori in campo -governo, Regione, Ispra, Comuni, enti gestori dei parchi- devono impegnarsi». Alcuni agricoltori hanno lanciato l’ennesimo grido di allarme: «Per colpa dei cinghiali raccogliamo meno della metà dei raccolti, siamo inascoltati, impotenti e disperati».
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