La caduta del grande accusatore dei politici

8 Settembre 2024

Ma ha evitato il carcere per motivi di salute: è in detenzione domiciliare nella sua casa di Francavilla

CHIETI. Due condanne definitive a complessivi 15 anni di reclusione, se si considerano solo i due processi principali che lo hanno visto alla sbarra, e neanche un giorno trascorso in cella. Vincenzo Maria Angelini, il grande accusatore dei politici, ha evitato il carcere per motivi di salute.
L’ex imprenditore della sanità, l’uomo che con le sue confessioni fece arrestare l’ex governatore Ottaviano Del Turco, è tuttora in detenzione domiciliare nella sua villa sul lungomare di Francavilla.
È la primavera del 2008: l’allora magnate della sanità privata abruzzese, una passione smodata per i vestiti firmati e i vini di pregio, lancia accuse pesanti come macigni durante sette interrogatori, davanti ai pubblici ministeri di Pescara, che hanno l’effetto di decapitare la giunta regionale di centrosinistra. Racconta di aver pagato milioni di euro di tangenti, in cambio di un regime di favori per le sue strutture sanitarie. Angelini accusa e si autoaccusa, salvandosi dall’arresto nell’inchiesta sulla sanità. Ma, intanto, la procura di Chieti apre l’indagine per bancarotta fraudolenta. Il 18 febbraio 2010 arriva la dichiarazione di fallimento per Villa Pini. Il 27 aprile Angelini, che per due anni è riuscito a schivare le manette, finisce agli arresti domiciliari.
Il resto è storia più recente. Il tribunale di Chieti infligge ad Angelini dieci anni di carcere per il crac da oltre 100 milioni di euro, condanna ridotta in appello a otto anni il 7 giugno 2017, verdetto quest’ultimo confermato dalla Cassazione il 20 febbraio 2019. Ma l’ex imprenditore, già in detenzione domiciliare per scontare una condanna a un anno per una violazione commessa nella gestione non sanitaria della clinica, non finisce in cella. Le sue condizioni di salute, dice il tribunale di sorveglianza dell’Aquila, «sono incompatibili con il regime detentivo». Poi, diventano definitivi anche i sette anni per truffa alla Regione. Angelini chiede la revisione del processo alla Corte d’appello di Campobasso, competente per i casi abruzzesi. Ma i giudici respingono l’istanza. Il grande accusatore non si arrende. Va in Cassazione. Qualche giorno fa, arriva la nuova bocciatura. Quella definitiva. (g.let.)
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