La camorra arriva nel Chietino: scatta il sequestro per 8 milioni

Il provvedimento nei confronti di Raffaele Pezzella, imprenditore da 20 anni vicino al clan dei Casalesi I sigilli su società, immobili, auto e conti correnti: sono 23 gli appartamenti rintracciati a Vasto
CHIETI. Le mani della camorra arrivano nel Chietino e, sull’asse Campania-Abruzzo, si contano 8 milioni di euro collegati al clan dei Casalesi. La criminalità organizzata prova a prendere sempre più piede in Abruzzo ed è Vasto la prima porta d’ingresso per conquistare i grandi appalti e permeare i fiorenti settori industriali e commerciali. Tocca anche la provincia di Chieti un’indagine della direzione distrettuale Antimafia (Dda)di Napoli: sono 23 gli appartamenti sequestrati a Vasto e appartenenti al patrimonio di Raffaele Pezzella, imprenditore di 58 anni originario di Casal di Principe, titolare di aziende edili e immobiliari, considerato vicino al clan dei Casalesi.
Il provvedimento di sequestro è stato emanato dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Dda di Napoli. Il nucleo di polizia economica finanziaria delle fiamme gialle teatine, coordinate dal comandante provinciale, il colonnello Michele Iadarola, ha provveduto all’annotazione del sequestro sui registri degli uffici del territorio e della Camera di commercio Chieti-Pescara. I sigilli sono finiti sull’intero patrimonio aziendale di Pezzella per un totale di 8 milioni di euro. Ci sono società, fabbricati e terreni, molti di questi situati proprio nel Chietino. Più nel dettaglio: delle 16 società sequestrate alcune si trovano nel Vastese, oltre che nella province di Caserta e Siena, e dei 51 immobili confiscati sono finiti anche su 23 appartamenti che si trovano a Vasto, tutti allo stesso indirizzo. Ci sono poi otto mezzi tra auto e motoveicoli, nonché 27 rapporti bancari e finanziari.
Pezzella non è un volto sconosciuto all’Antimafia: è stato precedentemente rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso e condannato in primo grado per reati di corruzione e turbativa d’asta. Secondo l'accusa, l’imprenditore, «attraverso l’alterazione sistematica delle gare d’appalto con condotte corruttive o con la forza d’intimidazione del clan, era complice del sistema che assicurava ai Casalesi l’aggiudicazione dei lavori pubblici». I capi del clan facevano in modo che Pezzella risultasse vincitore delle gare ad evidenza pubblica. Come? Non facendo partecipare i propri impresari di fiducia alle procedure di aggiudicazione oppure facendoli partecipare al solo scopo di simulare la regolarità della gara.
Secondo le testimonianze di numerosi pentiti, oltre che degli atti di indagine e delle sentenze, Pezzella sarebbe diventato un membro di fiducia di un gruppo ristretto di imprenditori legati alle fazioni Schiavone e Russo del clan dei Casalesi a partire dagli anni 2000. E si alimentavano così le casse dell’organizzazione criminale: si sospetta che versasse il 10 per cento dell’importo dei lavori ottenuti nelle mani del clan.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

