La Cassazione annulla l’interdizione al sindaco

L’inchiesta sugli appalti a Casacanditella, revocato lo stop di un anno a D’Angelo Ora sarà il tribunale del Riesame a dire l’ultima parola. L’avvocato: tornerà in carica
CASACANDITELLA. Annullata l’interdizione da tutte le funzioni pubbliche per il sindaco di Casacanditella, Giuseppe D’Angelo, indagato per presunta corruzione nell’inchiesta sugli appalti dell’Unione dei Comuni delle Colline teatine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di D’Angelo, 60 anni, arrestato ai domiciliari il 27 settembre scorso e tornato libero dopo 23 giorni di detenzione: secondo la Cassazione, un tribunale non può imporre un provvedimento di interdizione a un sindaco eletto dai cittadini. Con il ritorno in libertà, a D’Angelo era stato vietato di esercitare incarichi pubblici per un anno: un provvedimento che il sindaco ha impugnato con un ricorso fondato sull’articolo 289 del codice di procedura penale che vieta l’applicazione della misura «agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare». Anche la procura di Avezzano, con i pm Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli, ha fatto ricorso contro l’interdizione. E, ora, la Cassazione ha stabilito una volta per tutte che quella interdizione è illegittima.
D’Angelo, già sindaco tra il 2011 e il 2016, era stato rieletto anche nel 2017 con la lista civica Ricominciamo (515 voti, 55,37%): dal giorno dell’arresto di D’Angelo – accusato di aver percepito circa 10 mila euro di tangenti dall’imprenditore di Penne Sergio Giancaterino e dal suo braccio destro Antonio Ruggeri – le redini del Comune sono in mano al vice sindaco Eleonora Firmani. D’Angelo non si è dimesso dalla carica: ha rinnegato tutte le accuse. Nella stessa inchiesta che riguarda appalti teatini e marsicani sono indagate altre 11 persone: l’appalto chietino finito sotto accusa è quello che riguarda il consolidamento di una frana a San Martino sulla Marrucina. L’accusa contestata a D’Angelo ruota intorno a presunte dazioni «camuffate» da contributi per le feste: «Acquisto dei biglietti della lotteria patronale, noleggio di tendoni per una festa, contributi in beneficenza», sostengono squadra mobile dell’Aquila e procura marsicana.
La decisione della Cassazione rappresenta un punto a favore del sindaco: «È evidente che il provvedimento del gip di Avezzano Francesca Proietti era stato errato», commenta Antonio Luciani, avvocato di D’Angelo e sindaco di Francavilla. La Cassazione ha rinviato il caso al tribunale del Riesame dell’Aquila: «Il procuratore della Cassazione aveva concluso il suo intervento con la richiesta di annullamento dell’interdizione senza rinvio, invece, la Corte ha deciso di rinviare al tribunale del Riesame», spiega Luciani. Ora ci sarà un’altra pronuncia su D’Angelo: tra circa un mese i 1.294 residenti di Casacanditella sapranno se può continuare a fare il sindaco del paese oppure no. In pratica, adesso, l’interdizione resta ancora sotto esame: il Riesame potrebbe annullare ogni misura cautelare a carico di D’Angelo o decidere diversamente con un provvedimento restrittivo. Il destino del sindaco, quindi, è legato a un altro tribunale: «D’Angelo è in attesa», dice Luciani, «vuole rientrare il prima possibile nelle sue funzioni e continua a pensare di essere vittima di un’ingiustizia ma», conclude l’avvocato, «sa che la giustizia vincerà. Ora, aspettiamo».

