«La centrale a biomasse deve essere chiusa subito»

4 Gennaio 2015

Il comitato spontaneo sollecita il sindaco come massima autorità sanitaria I residenti di contrada Paglieroni hanno paura: «É nociva e pericolosa»

TREGLIO. Non c'è più tempo da perdere, né c'è bisogno di altre indagini: la centrale a biomasse di contrada Paglieroni va chiusa immediatamente perché nociva alla salute e all'ambiente, rumorosa e perché è attualmente oggetto di una indagine molto delicata da parte della Procura di Lanciano. Sono le richieste di un comitato spontaneo di cittadini al sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, che pure aveva sollecitato nei giorni scorsi Regione, Arta e Asl ad intervenire, promettendo azioni eclatanti in caso di mancate risposte. «Il sindaco può già fare l'unica azione eclatante davvero utile»,intervengono i residenti, «e cioè quella di far chiudere l'impianto in qualità di massima autorità sanitaria. Non ci fidiamo più degli organismi di controllo a cui già è stato chiesto, inutilmente visto che l'impianto è in funzione dal 2011, di intervenire. C'era una serie di prescrizioni, documentazioni, richieste da parte di vari organismi a più livelli per evitare che ad una situazione ambientale già molto precaria come quella di Treglio, si aggiungesse un ulteriore danno sanitario e ambientale». Il comitato sta organizzando una raccolta di firme (ce ne sono già circa 300) tra i residenti del comune alle porte di Lanciano, affinché l'impianto chiuda subito. «C'è già uno studio molto valido su cui fare affidamento», sostengono, «ed è quello del 2009 che la Provincia di Chieti ha commissionato al Mario Negri Sud sulla qualità dell'aria. L'indagine attraverso indicatori biolichenici aveva già stabilito che la qualità dell'aria della nostra zona è pessima, a causa del traffico sostenuto di via per Treglio e per la presenza di diverse attività produttive, tra cui anche un sansificio da diversi anni che non è altro che un'altra centrale a biomasse, attaccata e comunicate con quella della Gtc Treglio». Anche la Asl, nel 2011, aveva condizionato il rilascio di "ogni autorizzazione alle emissioni in atmosfera" ad una "preliminare valutazione dello stato della qualità dell'aria esistente utilizzando le migliori tecniche possibili" cosa che, come sostengono i cittadini di Treglio, «non c'è mai stata». Il comitato, oltre ad aver rilevato una serie di disturbi per la salute come la ricomparsa di forme aggressive di allergie, riniti perenni, bruciore agli occhi e alla gola, difficoltà respiratorie, è preoccupato anche per la presenza nell'impianto, di depositi di sostanze altamente infiammabili con cui si lavora la sansa da bruciare per disolearla e si alimenta la centrale. «Non siamo a conoscenza dell'esistenza di un piano di sicurezza, nessuno ce l'ha mostrato», spiegano i cittadini, «ma il rischio di uno scoppio è altissimo, ed è già avvenuto in impianti del genere, che però, a differenza di Treglio, non si trovavano in mezzo alle case, vicino ad industrie e pompe di benzina. Sollecitiamo l'intervento della Procura: l'impianto deve chiudere».

Daria De Laurentiis

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