La Cgil: 23 posti a rischio alla Depuracque

5 Dicembre 2017

Il sindacato lancia l’appello alla Regione: contratti di solidarietà in scadenza, serve un intervento

CHIETI. Alle Depuracque 23 posti di lavoro a rischio. A denunciarlo è la Fiom Cgil che chiede l’intervento della Regione per salvare la ditta che opera nel settore della depurazione al fianco del Consorzio di Bonifica Centro. «Siamo fortemente preoccupati per il futuro delle maestranze», dice il sindacalista Andrea De Lutis, «l’intervento del contratto di solidarietà attraverso il Fis (Fondo d’integrazione salariale) scadrà domani. Successivamente, secondo indiscrezioni, si prefigura purtroppo la riduzione del personale se non addirittura la cessazione definitiva delle attività aziendali».
Insieme al Consorzio di Bonfica, la Depuracque è coinvolta nell’inchiesta su un presunto traffico di rifiuti illeciti al depuratore che conta 10 indagati: un’indagine su una presunta truffa da tre milioni di euro che, il 20 ottobre del 2016, portò anche a 4 arresti. Secondo l’accusa, la Depuracque avrebbe «diminuito» i valori dell’ammoniaca contenuta nei rifiuti portati al depuratore. Un trucco che, in base ai calcoli dei carabinieri forestali di Pescara e Chieti, avrebbe consentito alla società di risparmiare quasi 3 milioni di euro: 227 mila nel 2013, oltre un milione nel 2014 e 1,6 nel 2015.
Per la Fiom-Cgil, i guai lavorativi dell’azienda sono arrivati insieme all’indagine: «Allo stato attuale non risulta riconosciuta nessuna colpa all’azienda Depuracque», dice De Lutis, «ma, nonostante ciò, la forte campagna mediatica di quei momenti e le nuove regole stabilite dal commissario subentrato nella gestione del Consorzio di Bonifica hanno fatto sì che la Depuracque e le proprie maestranze arrivassero a vivere un momento di quasi totale inattività».
La Fiom rivela che l’Arap sarebbe interessata a rilevare l’azienda: «Durante una riunione in Regione, il 31 luglio scorso, l’Arap ha manifestato ufficialmente l’interessamento alla Depuracque e ci siamo lasciati con l’impegno di rivederci entro i primi di settembre 2017 ma, purtroppo, dopo diversi solleciti sia la Regione che l’Arap risultano latitanti. Se questa vertenza non si risolverà in maniera positiva», dice De Lutis, «le ripercussioni saranno tante: avremo altri 23 lavoratori per strada con altrettante famiglie in difficoltà; aumenteranno i costi di smaltimento delle acque per le aziende essendo costrette a spedirle fuori regione; non tralasciamo l’aspetto ambientale. Auspichiamo che la Regione riattivi la discussione».