La città liberata diventa cerimonia con le censure

Scoppia la polemica nel giorno del consiglio solenne Anpi e Pd contro Di Primio: ha cancellato di nuovo i partigiani
CHIETI. I settant’anni hanno un sapore di veleno. Ci risiamo: il Comune, anzi il sindaco Umberto Di Primio celebra oggi, in forma solenne, la liberazione di Chieti (9 giugno 1944) ma cancella dalla storia due parole sostanziali e scatena le reazioni dell’Anpi e del Pd. In altri termini, la “censura” dell’amministrazione di centrodestra colpisce ancora e, com’è già accaduto sui manifesti del 25 aprile, fa sparire sia i «partigiani» che la «Resistenza» dalla storia della città e dalla delibera che oggi sarà approvata dal consiglio comunale riunito, per l’occasione unica, nel teatro Marruccino.
Il consiglio conferirà la cittadinanza onoraria ai gloriosi parà del Reggimento Nembo che, quel giorno storico, «giunsero nella città di Chieti e la liberarono da una dura occupazione che durava da nove mesi». Ma è proprio questa la frase, riportata nella delibera, che rischia di rovinare la festa. Se non l’ha già rovinata.
Per Aldo Grifone, presidente dell’Associazione partigiani di Chieti, è un «errore storico». E per Filippo Di Giovanni, segretario cittadino del Pd, è «vergognoso». Le parole, mai come oggi, vanno pesate con un bilancino. Entriamo nel merito: l’errore o falso storico, per l’Anpi, consiste nel fatto che i parà della Nembo entrarono in una città già liberata dai partigiani. «Erano rimaste solo un paio di postazioni tedesche», afferma Grifone che, a Chieti, ha raccolto l’eredità della Banda Palombaro, cioè dei fratelli Grifone e gli altri sei eroi trucidati dai nazifascisti a Colle Pineta di Pescara.
Ma di questi e di altri personaggi della Resistenza non c’è traccia nella delibera della discordia. Una dimenticanza che spinge Di Giovanni a ricorrere alla parola «vergogna».
Il Pd era intenzionato a non votare, questa mattina, la delibera con le “censure”. «Ma non rovineremo la festa. Faremo però un intervento in aula per dire come andarono i fatti», annuncia Di Giovanni che fino all’ultimo ha cercato di far inserire nel documento le due parole sparite.
Lo ha fatto telefonando ieri al presidente del consiglio comunale, Marcello Michetti, senza ottenere nulla o quasi nulla. Ma l’approverà lo stesso, con la maggioranza, dopo aver ristabilito la verità storica «solo in parte rispettata», dice, «nelle ultime righe della delibera» dove infatti si legge che i parà della Nembo «nel giugno 1944, hanno contribuito in modo determinante alla liberazione della provincia e della città di Chieti». A parte quel “contribuito”, tutto il resto però non piace a Di Giovanni e tantomeno ai figli dei partigiani eroi che per questa sera hanno organizzato il Primo concerto della Liberazione in piazza Vico. Una contromanifestazione? Torniamo alla delibera e all’altra frase assertiva: «La città di Chieti, grazie all’impegno dei paracadutisti italiani, non solo fu liberata, ma fu preservata da ulteriori gravi distruzioni e da possibili altre vittime tra l’inerme popolazione». Onore ai Nembo, quindi. E i partigiani, la Banda Palombaro, la Resistenza e il dovere della memoria? Oggi per questi non c’è posto neppure nel loggione del Marrucino.

