La città piange Bellini, amico degli abruzzesi nel mondo

1 Settembre 2020

LANCIANO . Addio all’amico degli abruzzesi nel mondo. Si è spento domenica, a 92 anni, Agostino Bellini, “Agustinello” per gli amici, per un trentennio emigrante in Germania dove è stato fondatore e...

LANCIANO . Addio all’amico degli abruzzesi nel mondo. Si è spento domenica, a 92 anni, Agostino Bellini, “Agustinello” per gli amici, per un trentennio emigrante in Germania dove è stato fondatore e animatore delle principali associazioni che hanno raccolto abruzzesi e lancianesi in terra tedesca. Nato nel 1928 nel rione Fenaroli, al termine del Secondo conflitto mondiale, emigrò in Germania in cerca di lavoro. Aveva lasciato Lanciano da artigiano, “mastro sarto”, ma in Baviera si reinventò artigiano del legno, provando le sofferenze, i sacrifici e le umiliazioni riservate agli italiani. «Ma Agostino da buon abruzzese non si dette mai per vinto», lo ricorda l’amico Roberto Fatigati, ambasciatore d’Abruzzo nel mondo, «lavorò duro senza concedersi mai soste. Presto si fece stimare, si realizzò e formò una bella famiglia».
Grande appassionato di calcio, sempre vicino ai colori rossoneri del Lanciano, anche in Germania per Bellini il pallone ebbe un ruolo importante. «Ebbe sempre la passione per il calcio giocato e riusciva a coniugare bene lavoro e divertimento», continua Fatigati, «fu anche a capo di realtà sportive e culturali, considerato una forza della natura. Sorretto sempre dalla sua diletta sposa Vincenza e dalla sua assoluta integrità morale». Fu un punto di riferimento della comunità straniera in quella porzione di Germania. Fondò con altri abruzzesi e ne divenne presidente l’Associazione federata abruzzesi in Germania. Una volta in pensione, decise di tornare nella sua terra d’origine.
Rientrato in Italia gli fu affidata la presidenza dell’Associazione lancianesi emigrati abruzzesi nel mondo e raccolse tutte le sue esperienze in un libro, “Storia di un emigrante”, presentato nel 2015. Ieri la sua città gli ha dato l’addio nella chiesa di Sant’Antonio. «Gli abruzzesi non saranno mai grati abbastanza a questo grande amico», sottolinea Fatigati, «per il bell’esempio che ci ha dato, per il bene che ci ha voluto, per la sua commovente ospitalità. Abbiamo perso un fratello, un maestro senza cattedra, una figura di rara onestà intellettuale». (s.so.)