La città saluta due presidi in pensione

Le dirigenti dell’istituto tecnico e magistrale e dello scientifico lasciano dopo una guida durata decenni: ecco i loro ricordi
LANCIANO. Dopo 41 anni e 10 mesi di servizio Daniela Rollo, dirigente dell’istituto De Titta-Fermi, lascia il mondo della scuola. Una carriera iniziata insegnando nella scuola dell’infanzia e primaria, prima di vincere, nel 1991, il concorso direttivo. L’esperienza al circolo Principe di Piemonte di Lanciano e poi nel 2004 il passaggio alle superiori, al Fermi che ha guidato fino ad oggi per 17 anni.
«Lascio una scuola molto cambiata rispetto all’inizio», dice Rollo, «quando il Fermi era solo un istituto tecnico con due indirizzi, geometri e ragioneria. Nel 2010 la riforma Gelmini ha danneggiato proprio gli istituti tecnici, li ha ridimensionati sia come curricolo che come importanza. E di questo abbiamo risentito». È iniziato un calo degli iscritti fino a quando, nel 2013, la scuola ha perso la propria autonomia. «Ed io la sede», continua la preside, «per due anni sono stata all’istituto comprensivo a San Vito. Poi nel 2015 si è liberata la sede del De Titta e sono tornata a Lanciano. L’anno successivo ho proposto la fusione delle due scuole: in questo modo il Fermi si è ritrovato reinserito in un contesto più stabile. Abbiamo dato vita a una scuola molto rinnovata unendo l’anima umanistica all’anima tecnologica e dimostrando che il sapere è unitario».
Oggi gli iscritti non sono più un problema, anche se la scelta ricade più sul liceo. «Recentemente c’è stata una piccola inversione di tendenza nell’indirizzo geometri che ora si chiama Costruzioni ambiente territorio», rivendica orgogliosa la Rollo, «in alcuni periodi non avevamo iscritti, invece da due anni riusciamo ad avere buone classi prime con ragazzi molto motivati».
Ha attraversato 4 decenni fatti di sperimentazioni, innovazioni ma anche difficoltà. «Sono legata alla scuola e tutto quello che ho fatto è stato frutto di scelte ispirate a due criteri», sottolinea Daniela Rollo, «la mia passione verso ciò che è sperimentale e l’attenzione a fare le cose giuste. E in questo mi sono avvalsa di ottimi docenti, perché da soli non si va da nessuna parte». Gli ultimi due anni, però, sono stati segnati dal Covid. «È stata una brutta conclusione di carriera», ammette la dirigente, «ma abbiamo cercato di fronteggiare la pandemia senza perdere un attimo. I docenti si sono improvvisamente trovati a diventare informatici. Non avevamo una piattaforma d’istituto ma ci siamo attrezzati, lavorando tanto. Ma la dad non può sostituire la ricchezza dei rapporti interpersonali, linfa vitale della scuola. Spero che tutto questo insegni che della scuola c’è bisogno, e soprattutto di una scuola che si faccia interprete dei bisogni dei ragazzi. Quello che è successo li ha disorientati», rimarca la Rollo, «molti hanno resistito e continuato a studiare, anche con buoni risultati, ma tanti altri si sono demotivati. C’è bisogno di una scuola che funzioni».
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