La città in lacrime per Tragnone: «Era un esempio»

Oggi al Tricalle l’addio al notaio morto a 70 anni Il sindaco: una pietra miliare della nostra Chieti
CHIETI. La gentilezza mascherata da riservatezza, umanità e cultura celate dietro l’umiltà. La notizia della morte del notaio Giuseppe Tragnone, per tutti Pinino, ha scosso la città. «Per Chieti era una pietra miliare», dice il sindaco Diego Ferrara, «grande professionista, stimato e apprezzato, per tanti era stato un maestro». Un tumore se lo è portato via all’età di 70 anni in poco più di un anno. Uomo di grande cultura, appassionato melomane, ex componente del cda del Marrucino, vicegovernatore dell’arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, segretario della Fondazione Immagine, componente del Rotary Chieti e cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il notaio era anche uomo che amava lo sport. Attaccatissimo ai colori neroverdi, era stato dirigente del Chieti calcio con il patron Mario Mancaniello.
«Era molto legato alla processione del Venerdì santo», ricorda Giampiero Perrotti, governatore dell’arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti. Sarebbe stato nella delegazione dei tre incappucciati che ha potuto prendere parte alla processione di quest’anno se le condizioni di salute glielo avessero permesso. «Era uno dei confratelli di più lungo corso, per l’arciconfraternita è una grande perdita, come lo è per tutta la città», dice Perrotti, «lui portava la statua del Cristo in processione e ricorderò sempre quando, nonostante non fosse un Ercole, insisteva per farsi i tratti più duri e faticosi. Era un uomo di una disponibilità totale verso gli altri. Con intelligenza, professionalità e cultura ha illuminato la città pur restando nell’ombra. Il modo migliore per onorarlo credo sia fare qualcosa per Chieti a cui lui teneva così tanto».
L’amico Aurelio Bigi, ex commissario del teatro Marrucino, ne ricorda i progetti comuni sia all’interno del Rotary che come cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme: «Era una persona di grande cultura, un signore d’altri tempi, professionalmente validissimo senza darlo a vedere, per Chieti si è speso molto».
Da ex studente del liceo classico, faceva parte dell’associazione Noi del Vico, presieduta da Stefano Marchionno, con cui ha contribuito ad animare la vita culturale cittadina. Amico del mecenate Alfredo Paglione, il notaio era il segretario della Fondazione Immagine, voluta dallo stesso Paglione e presieduta da Luciano Di Tizio. «Ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita della Fondazione», dice Di Tizio, «a cui ha sempre dato un contributo enorme, senza mai cercare di apparire. Stava preparando un grande convegno, che poi tra Covid e i suoi problemi di salute non si è potuto più fare. Appena possibile, ne riprenderemo l’organizzazione e lo terremo in suo onore».
Quando nel 2016 Paglione donò al museo Barbella 101 opere d’arte, fu lui a suggellare il lascito del valore di 2.387.000 euro. Stessa cosa in occasione della donazione della statua “Giovinetta con serto di lauro”, attribuita allo stesso Costantino Barbella. I funerali ci saranno oggi alle 16.30 al Tricalle. In tanti si stringeranno alla moglie Paola e ai figli Camillo Maria, Daniele Maria e Carlo Maria David.

