La città rilancia la Squilla «La pace riparta da qui»

Rievocata la tradizione riportata in vita da don Enzio, scomparso la scorsa settimana Il vescovo Cipollone: è invito all’umiltà. Il sindaco Pupillo: valore da affidare ai ragazzi
LANCIANO. Il discorso della Squilla di monsignor Enzio D’Antonio del 1985; le voci dei bambini delle quinte di Olmo di Riccio che invitano a tenere alle tradizioni per costruire bene il futuro; l’albero-non albero GoOn che a sorpresa si illumina e proietta le parole di don Enzio e poi la poesia la Squije di Natale di Cesare Fagiani.
È una Squilla particolare, piena di sorprese e nel segno di monsignor D’Antonio, scomparso la settimana scorsa, quella che ha riunito ieri in piazza migliaia di fedeli. «È una campanella, la Squilla, che suona tutti i giorni alle 8, ma sembra che nessuno l’ascolti; stranamente la sera del 23 dicembre la voce dalle 18 alle 19 diventa accattivante e riesce a compiere miracoli. Il nucleo fondamentale della Squilla è questo: fare pace, togliere via odi, rancori. Allora quando suona questa campanella tutti devono tornare a casa per trovarsi in tempo per questo rito di pace, nelle famiglie»: queste le parole di don Enzio dette nel 1985 e riecheggiate ieri nella piazza stracolma di fedeli.
Un omaggio al vescovo frentano che ha ridato vita a questa tradizione così cara ai lancianesi che dopo 4 secoli aveva perso vigore. Una tradizione che ha ripreso forza e luce, come le centinaia di fiaccole che hanno illuminato il cammino dei fedeli che dalla piazza hanno raggiunto la chiesa dell’Iconicella per poi tornare davanti la cattedrale della Madonna del Ponte, in ricordo del cammino fatto da Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme. Un pellegrinaggio voluto nel 1589 dall’arcivescovo Paolo Tasso come esigenza spirituale, penitenziaria, di riflessione in cui richiamare tutti all’unità, al perdono, alla riconciliazione, in attesa dell’arrivo di Gesù bambino. Un cammino che finisce al suono della Squilla, di questa campanella speciale in cima alla torre civica, che con la sua vucetta fine, si fa sentire da tutti i lancianesi.
«Come detto da don Enzio la Squilla, il Natale, è pace», dice l’arcivescovo Emidio Cipollone, «e la parola pace racchiude in sé ogni bene: è amore, amicizia, concordia. Sia quindi pace a voi. Viviamo, come ha detto Papa Francesco, un cambiamento dei tempi, una rivoluzione mai vista, dove ci sono mille voci e dove non dobbiamo rincorrere strumenti sempre nuovi, ma ripartire dal piccolo, dall’umile, dal quotidiano, dal presepe, e dalla squilla, che è pace».
«La Squilla è tradizione, è casa, è spirito del Natale», aggiunge il sindaco Mario Pupillo, «valori da tramandare ai ragazzi, che sono tantissimi oggi». E la parola passa ad Emanuele, Francesca e Andrea della 5 A e B della scuola elementare di Olmo di Riccio che parlano di luce, di stelle, invitano a «riflettere sul passato per costruire il futuro».
Alle 18 la scena è sua, della Squilla, dei suoi rintocchi di pace a cui alle 19 si uniscono tutte le campane di Lanciano. Scambio di auguri nella piazza, mentre su GoOn, il non albero che “ha diviso”, si ritrovano uniti tutti grazie alla proiezione delle parole di don Enzio e a quelle de La Squije di Natale, che davvero “entr’à la mente ti squaije nu penzere malamente nche nu ndu-lin-da-li che sa d’amore”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

