La città riparte nell’incertezza I negozi aprono a singhiozzo

8 Dicembre 2020

Il ritorno in zona arancione, non tutti i commercianti se la sentono di rialzare le serrande I favorevoli: era ora di ricominciare. I contrari: no a fughe in avanti, bisognava aspettare

CHIETI. Non tutti se la sono sentita di riaprire i negozi. Tanta incertezza tra i commercianti teatini che ieri si sono risvegliati senza preavviso in zona arancione. Tra il sì della Regione e il no del governo centrale, in tanti hanno preferito aspettare ancora qualche giorno in più. E così ieri il centro storico appariva ancora una volta pieno di gente a passeggio, con i bar in attività anche se soltanto per il servizio di asporto, ma i negozi non tutti ancora riaperti. Diverse le saracinesche rimaste abbassate. Qualcuno ha allestito con gli addobbi natalizia la vetrina e, nonostante tutto, non ha voluto riaprire al pubblico. «Noi abbiamo scelto di restare chiusi», dice Walter Di Leo, proprietario del negozio di abbigliamento Vietrò, «nell’incertezza abbiamo preferito aspettare qualche altro giorno. Tutto è stato talmente confusionario sino a ora che abbiamo preferito attendere qualche notizia più sicura. Per il momento ci muoviamo solo con il servizio di consegna a domicilio, a meno che il governo non comunichi qualche deroga per la nostra situazione. Quando arriverà l’ufficialità noi saremo pronti e contenti di ripartire».
Raffaele Di Leonardo ha invece riaperto le porte del negozio di strumenti musicali di via Pollione: «Abbiamo ripreso, ma siamo in un certo senso “azzoppati” dal fatto che noi lavoriamo molto con una clientela che arriva dai paesi vicini e ora vige ancora il divieto di uscire dai confini del proprio comune. Infatti abbiamo tanti appuntamenti che sono saltati. Sino a qui è stato un caos, anche se il presidente della Regione ha fatto bene a forzare la situazione. Anche se, credo, si sia messo a giocare una partita a scacchi senza prevedere bene tutte le mosse dall’inizio. Ora ci ha messo una toppa, ma è ancora poco».
Riaperto anche il negozio di abbigliamento Framon di corso Marrucino: «Dopo 19 giorni di chiusura abbiamo voluto riprendere finalmente il nostro lavoro», dice la proprietaria Francesca Perseo, «abbiamo provato ad andare avanti con l’online, ma certo non siamo attrezzati, sebbene abbiamo avuto comunque dei risultati. Siamo stati sempre alle regole: ci hanno detto di attrezzarci per lavorare in sicurezza dal punto di vista sanitario e l’abbiamo fatto; ci hanno detto di chiudere e l’abbiamo fatto; ora ci hanno detto di riaprire e l’abbiamo fatto. Anche perché abbiamo cinque dipendenti e per loro è ancora più difficile con questa cassa integrazione che non si sa come e quando arriva».
Porte aperte anche nel negozio di abbigliamento Istanti in corso Marrucino: «C’è stata molta confusione nelle decisioni prese», dice la proprietaria Sara De Luca, «sia per quanto riguarda l’avvio della zona rossa che per la fine con il passaggio repentino in zona arancione. Comunque c’è tanta gente in giro e siamo contenti di poter tornare al lavoro, sempre con tutte le regole di sicurezza che da me vengono rispettate alla lettera, dalle entrate controllate, al distanziamento e al gel igienizzante».
È chiusa invece la gioielleria Cappella di corso Marrucino: «Non abbiamo riaperto per non sbagliare», dice il proprietario Nicola Cappella, «credo che la decisione del governo conti di più di quella della Regione. Siamo stati 20 giorni chiusi e 70 in primavera, possiamo stare altri 2 giorni fermi. Ci vorrebbero strumenti più energici e immediati che non ci sono stati».
La Casa della cintura, sempre in corso Marrucino, ha invece rialzato la saracinesca: «Non prima di aver chiesto un parere al commercialista», dice la proprietaria Sara Monaco, «io poi non ho dipendenti, sono da sola, quindi ho potuto decidere in maniera autonoma, senza dover fare telefonate a notte inoltrata ai dipendenti. Perché la notizia della riapertura l’abbiamo saputo a notte fonda. Tanta gente non sa neanche che si poteva riaprire».