La crisi non perdona 50 operai Tortella a casa senza stipendi

2 Gennaio 2015

Di Rocco fa il punto sulle aziende metalmeccaniche e chiama in causa i sindaci dell’Ortonese: datevi da fare

ORTONA. La Tortella Macchine agricole chiude la produzione. A ridosso delle festività manda a casa senza stipendio tecnici e operai, una cinquantina di dipendenti. E sotto il martello della crisi va così in pezzi l'ultimo brandello di metalmeccanica che ancora resisteva nell'Ortonese, per giunta un'azienda costituita e andata avanti per oltre mezzo secolo con capitali locali. Ma secondo la Fiom-Cgil il caso Tortella non è del tutto trasparente, come spiega senza usare mezzi termini Marco Di Rocco della segreteria Fiom per Chieti e Ortona. «E' una vera vergogna quello che sta accadendo alla Tortella», esordisce Di Rocco, «perché in una grande e preoccupante crisi produttiva che sta mettendo a rischio l'esistenza stessa dell'azienda, hanno chiesto il concordato preventivo il 19 novembre lasciando a casa senza stipendio circa 50 lavoratori. E per evitare i pignoramenti di terzi», incalza l'esponente Cgil, «non solo hanno mandato in cassa integrazione le maestranze, ma li hanno lasciati a casa senza i tre stipendi da ottobre a dicembre più la tredicesima. E’ un autentico bagno di sangue, in cui annaspano famiglie private del reddito proprio nel periodo natalizio». Dipendenti che dovranno attendere ancora mesi per percepire dall'Inps il già richiesto anticipo sulla cassa integrazione, mentre sul fronte del concordato preventivo - la Tortella secondo voci ha richiesto il concordato in continuità - il tribunale di Chieti ha concesso il termine del 31 marzo per la presentazione del piano industriale nominando commissario il commercialista Filippo Rosa. A curare la pratica per l'azienda è invece l'avvocato Carlo Montanino di Pescara. «E' un'operazione studiata accuratamente a tavolino», commenta Di Rocco, «giacché la tempistica è organizzata per mettere l'azienda al riparo da problemi come i pignoramenti e evitare esborsi sul fronte degli stipendi». Sullo sfondo c'è una società che di italiano ha soltanto il 50% della proprietà. «L'altra metà», annota Di Rocco, «è di un socio olandese. Dopo la perdita di 200 posti per le mobilità in Samputensili, ex Bucker di Arielli e Iniziative industriali, il polo metalmeccanico rischia di chiudere per sempre. Chiediamo al sindaco di convocare i suoi colleghi dell'Ortonese per mettere in campo una nuova strategia per il rilancio industriale della zona».

Francesco Blasi