La diocesi oggi fa 500 anni «Forti legami col territorio»

Il vescovo Cipollone: «C’è il rischio che la religiosità popolare prevalga sulla fede» Annunciata la nascita della parrocchia dell’Iconicella: si stacca da Villa Stanazzo
LANCIANO. «Cinquecento anni di fede, di crescita spirituale e culturale e anche di religiosità popolare, 500 anni di storia, sia della Chiesa che delle due città. Un appuntamento davvero importante non solo a livello spirituale, ma anche dal punto di vista storico, artistico, culturale e sociale perché c’è un legame indissolubile tra la Chiesa frentana e la città di Lanciano. Celebrare 500 anni significa che questa Chiesa ha una storia, un passato di cui andare fieri ma che c’è anche un futuro a cui guardare con speranza e da costruire assieme». Così monsignor Emidio Cipollone, Arcivescovo di Lanciano-Ortona, racchiude il significato dei 500 anni di vita della diocesi frentana. Oggi, 27 giugno, è il giorno del compleanno della diocesi, della sua “fondazione”, come ricostruito da monsignor Enzio D’Antonio che ha condotto studi sulla nascita della diocesi frentana. «Una data storica dibattuta per quanto riguarda il mese, non l’anno che è il 1515», racconta Cipollone, «che monsignor D’Antonio è riuscito a individuare con precisione nel 27 giugno di quell’anno. Una data che, però, ha alle spalle una fede ben più antica e radicata nel territorio».
Un compleanno che si festeggia con la messa, alle 18, nella basilica cattedrale della Madonna del Ponte con il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, e alla presenza anche dei vescovi emeriti Carlo Ghidelli, Enzio D’Antonio e dei sacerdoti della diocesi. Messa che sarà preceduta da una breve processione che partirà dal Miracolo Eucaristico, simbolo della fede frentana, che sarà guidata dal cardinale che porterà la pastorale appartenuta a Maccafani, primo vescovo della diocesi. Maccafani che, ironia del destino, era marsicano, proprio come monsignor Cipollone. A 500 anni di distanza, dunque, la storia si ripete.
«In questi 500 anni», riprende Cipollone, «si nota soprattutto il forte legame tra Chiesa e città. Non a caso nel 1515 mentre la Chiesa frentana diventava diocesi, con Papa Leone X che dissociava la “Terra” di Lanciano dalla diocesi teatina, Lanciano diventava “civitas”. C’è sempre stata un’integrazione tra tessuto sociale e religioso che c’è ancora oggi». Una storia che ha visto anche dei cambiamenti, ovviamente, nel mondo di intendere la religione. «Nella nostra terra la fede si è sempre fusa con la religiosità popolare, ma oggi c’è il rischio che questa religiosità prenda il sopravvento», spiega il prelato, «il Venerdì santo, il dono, sono importanti ma vanno vissuti all’interno della fede non come feste folkloristiche. Oggi ognuno tende a costruire la propria fede a proprio piacimento, invece non è così».
Una diocesi che nei secoli è cresciuta e che continua a crescere. Le parrocchie a breve da 42 diverranno 43. Come spiegato dal vescovo, si staccherà la chiesa dell’Iconicella da Villa Stanazzo e diventerà parrocchia a se stante. Un domani, poi, quando sarà costruita la chiesa di San Carlo in località Gaeta, diverranno 44. Cresce la popolazione ma anche i problemi. Oggi il disagio maggiore è quello della mancanza di lavoro, che ha ripercussioni negative sulle famiglie che o non si formano, o si spezzano. «In Curia c’è la processione di quanti chiedono aiuto. Con la Caritas cerchiamo di sostenere le famiglie in difficoltà (circa 4mila nella diocesi, ndc), ma il lavoro non riusciamo a trovarlo. Altra difficoltà oggi è nella comunicazione perché molti sacerdoti sono stranieri».
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