La doccia fredda: addio alla prefettura

Incontro al Viminale: sindacati e Comitato cittadino scoprono che l’accorpamento a Pescara non è affatto scongiurato
CHIETI. Le bugie hanno le gambe corte come le promesse politiche. Ne sa qualcosa anche il sindaco, Umberto Di Primio, che ieri è stato clamorosamente smentito. Non è vero che Chieti ha scongiurato il pericolo di perdere la prefettura. Anzi il rischio è confermato. Ai sindacati Cgil, Cisl e Uil e al Comitato che vigila sulla città è bastato andare alla fonte della notizia, cioè a Roma, per scoprire la più cruda delle verità.
Lo schema di dpr trasmesso a suo tempo ai sindacati sul riordino delle funzioni delle strutture periferiche del Ministero dell'Interno non è una leggenda metropolitana. E con esso l'elenco delle prefetture da sopprimere. Tra le queste appaiono anche Chieti e Teramo. Altro che pericolo scampato! L’incontro di ieri con il capo di gabinetto del ministro Alfano, il prefetto Lamorgese, nel corso dell'assemblea nazionale del personale del ministero dell’Interno di tutte e 23 le prefetture interessate dal taglio, ha lasciato basiti sindacati e paladini della città. L’incontro si è tenuto nel salone delle conferenze del Viminale. E vi hanno partecipato una folta delegazione del personale e delle rsu delle prefetture e questure di Chieti e Teramo, i rappresentanti sindacali provinciali delle funzioni pubbliche di Cgil, Cisl, Uil Cirillo, Clemente e Vannucci ed esponenti del Comitato Cittadino di Chieti con in prima fila Giampiero Perrotti e Cinzia Di Vincenzo. «Che tutto fosse positivamente risolto per le sedi di Chieti e Teramo è da ritenersi al momento un’illusione, poiché non è emersa dai vertici del Ministero la chiara volontà di ritirare il provvedimento, come invece richiesto dai sindacati. L’unica apertura da parte ministeriale è stato l'impegno a una maggiore valutazione e riflessione sulle conseguenze che l'applicazione del provvedimento potrebbe avere sui territori», è la sintesi dell’incontro raccontata in una nota fin troppo buona. Ma che poi riprende quota: «Occorre che la mobilitazione, che al momento ha avuto l'effetto di ritardare l'iter del provvedimento, vada avanti come all'unanimità è stato convenuto dalla partecipata assemblea di ieri, e che gli esponenti politici locali, nel prendere atto di quanto emerso, rinnovino l'impegno a battersi per scongiurare definitivamente il provvedimento in discussione». E non facciano gli... illusionisti. Altri incontri sono in programma nei prossimi giorni per definire nuove iniziative di protesta con il coinvolgimento dei cittadini di Chieti, finora troppo freddi per non dire inermi, e un intervento vero ed incisivo da parte della politica locale che usa ancora il linguaggio delle elezioni.

