La ex: minacce di morte e violenze su di me
Riconosciuta paternità, parla la mamma del bambino: dal padre nessun mantenimento per 4 anni
SAN SALVO. «E adesso parlo io». È in sintesi il pensiero della donna accusata di aver impedito a un commerciante di San Salvo di aver ostacolato la sua genitorialità.Gli avvocati Donatella Di Blasio e Andrea Chierchia, in qualità di difensori della donna ritengono necessario fornire la loro versione dei fatti che è decisamente diversa da quella fornita dagli avvocati Tascione e Pellegrino. «La vittimistica ricostruzione dei fatti compiuta dal genitore al quale sarebbe stato sottratto il figlio dalla bellissima donna argentina, la quale dapprima avrebbe irretito il povero e sprovveduto negoziante di San Salvo per poi estorcergli una ingente somma di denaro, rappresenta il tentativo di piegare a proprio vantaggio i reali accadimenti dei quali, piuttosto che innocente vittima, il negoziante di San Salvo è stato il vero ed unico “ideatore e freddo esecutore”», affermano Di Blasio e Chierchia.
I legali raccontano quindi la storia della coppia. «I due si sono conosciuti nel 2007 quando lei lavorava nella sua attività commerciale e lui, coniugato, iniziava a corteggiarla per instaurare con lei una relazione sentimentale dalla quale nel 2011 nasceva un bambino che, per tre anni, non è stato riconosciuto dal padre che recitava la parte del marito fedele e del padre esemplare, almeno nei confronti delle figlie legittime, continuando ad illudere la povera dipendente che prima o poi avrebbe ufficializzato la loro relazione extra-coniugale. Quando lei ha capito le sue reali intenzioni, ha deciso, nonostante le minacce di morte, di chiudere la relazione scatenando le reiterate, violente e moleste reazioni del suo ex compagno, sospese solo dopo una denuncia-querela depositata contro di lui per stalking e per altri gravi reati».
Diversa anche la versione sul Dna. «Il negoziante ha avuto la certezza di essere il padre del bambino nel giugno 2014 (prima della fine della relazione e ben prima dell’avvio del procedimento giudiziale ex articolo 250, comma 4, c.p.c.) al test del Dna per il riconoscimento della paternità ma, nonostante tale acquisita certezza ha continuato a sottrarsi al dovere di mantenimento del figlio nei cui confronti, per quattro anni e fino al provvedimento del giudice, datato 16 luglio 2015, che lo ha obbligato in tal senso. Dopo aver scoperto l’esistenza della querela, l’uomo ha iniziato una campagna mediatica diffamatoria e menzognera oltre ad aver querelato l’ex compagna per presunte estorsioni subite, minacciandola di portarle via il bambino dato che lui aveva una solida posizione economica e sociale mentre lei era solo una povera cameriera argentina».
Del tutto false e pretestuose sarebbero le affermazioni sulle presunte malattie che la donna avrebbe paventato per ottenere soldi dal compagno e non ci sarebbe stata nessuna fuga. (p.c.)
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