La famiglia del pittore assassinato «Mai più tragedie come questa»

16 Febbraio 2022

I congiunti del 72enne De Grandis, ucciso con una pistola: ci vogliono controlli su chi ha il porto d’armi L’avvocato dell’omicida Petrosemolo: ho parlato con il mio assistito in videochiamata, è provato

LANCIANO. «Mai più una tragedia come la nostra: va fatto un sistematico controllo dei detentori di porto d'armi da parte delle autorità competenti». È l'appello che fa la famiglia di Francesco De Florio De Grandis, “Ciccillo”, freddato a colpi di pistola, in strada, da un vicino di casa. Per l'omicidio del 72enne, conosciuto e benvoluto da tutti a Lanciano, è in carcere Amleto Petrosemolo, 70 anni, ex commerciante con la passione per le armi. Oltre alla Beretta con cui ha scaricato 13 proiettili contro Ciccillo, ferendolo mortalmente, aveva in casa altre due pistole e quattro fucili. Oscuro il motivo che ha armato la sua mano contro quel vicino mite e pacifico, con il quale si scambiavano il saluto incrociandosi sul pianerottolo della palazzina Ater di via Cipollone, nel quartiere Santa Rita.
«Non c'era alcun rapporto con questo soggetto, tantomeno caratterizzato da astio», puntualizza l'avvocato Fabio Palermo, che assiste la famiglia - la moglie Licia e i figli Franco, Roberto e Carmine - di De Grandis, «aveva l'appartamento sullo stesso pianerottolo, con lui De Grandis intratteneva un rapporto educato. Ciccillo, per fare un esempio, aveva la premura di suonare la chitarra elettrica senza attaccare il jack all'amplificatore per portare rispetto a tutti i condomini e non disturbarli. I familiari non riescono a trovare una giustificazione a quanto accaduto domenica», prosegue il legale, «e il turbinio di emozioni di questo particolare momento li induce a fare un ragionamento di interesse generale. Si sono posti il problema di una pericolosità sociale che si è probabilmente acuita anche per i riflessi negativi di due anni di pandemia. Si chiedono come mai le autorità competenti non abbiano pensato a effettuare un monitoraggio soprattutto in coloro che conoscono come detentori di porto d'armi».
Come accertato dai carabinieri di Lanciano, diretti dal tenente colonnello Vincenzo Orlando, le armi trovate a Petrosemolo erano regolarmente detenute e denunciate e i titoli autorizzativi in corso di validità. Il 70enne aveva un porto d'armi ad uso sportivo, la cui validità è stata prorogata con lo stato d'emergenza dovuto al Covid. Al contempo, però, Petrosemolo aveva iniziato a chiudersi sempre più in se stesso, tanto da non salutare più vicini e conoscenti, e a soffrire di manie di persecuzione ritenendo che le persone, compresa la vittima, parlassero male di lui. Ciccillo potrebbe essere stato un obiettivo casuale di questa ossessione.
«Prendo atto della profonda sensibilità dei miei assistiti, che giammai hanno proferito parole di astio nei confronti del colpevole», rimarca l'avvocato Palermo, «preoccupandosi esclusivamente che fatti simili non abbiano più a verificarsi, con un sistematico controllo dei detentori del porto d'armi da parte delle autorità competenti. Ringraziano i vicini di casa e il sindaco di Lanciano per le manifestazioni di vicinanza rispettose del loro dolore».
Ieri Petrosemolo ha ricevuto in carcere, a Lanciano, la visita del difensore, l'avvocato Alessandra Cappa, in vista dell'udienza di convalida del fermo per omicidio volontario e dell'interrogatorio di garanzia, in programma oggi alle 9,30. «Ci ho parlato in videochiamata poiché è in isolamento Covid», spiega il legale, «l'ho trovato disorientato, provato dall'esperienza carceraria. La mia non è una valutazione tecnica, ma umana. Non abbiamo parlato di quanto accaduto domenica, aspettiamo l'interrogatorio e vedremo il da farsi». La difesa di Petrosemolo non ha nominato un consulente di parte per l'autopsia, che si tiene questa mattina a Chieti. La Procura di Lanciano ha affidato l'incarico al medico legale Cristian D'Ovidio.
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