La famiglia guardiese resta ai domiciliari

20 Aprile 2018

Estorsione. Per il gip De Ninis «la difesa appare priva di credibilità». Parte anche un’indagine per droga

GUARDIAGRELE. Il giudice Luca De Ninis non crede alla difesa della famiglia di Guardiagrele arrestata per estorsione e perciò convalida l’arresto e non concede la revoca dei domiciliari. A carico degli arrestati, Giancarlo Elisii di 48 anni, Giovina Di Rocco di 45 e il figlio Ivan Elisii di 20, difesi dall’avvocato Massimo Solari, per il gip «sussistono gravi indizi di colpevolezza». I tre sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di tentata estorsione aggravata a seguito di una denuncia sporta il 15 aprile scorso da un 22enne che aveva contratto con loro un debito di 1.500 euro per droga comprata a credito che non riusciva a restituire. Per riavere i soldi, il ragazzo ha raccontato di essere stato minacciato, picchiato e quasi costretto a intestare a loro l’auto appena comprata, una Fiat 500 L del valore di 14.500 euro. L’arresto è avvenuto il giorno dopo la denuncia «nella flagranza della tentata estorsione», quando cioè il ragazzo stava per sottoscrivere il passaggio di proprietà dell’auto. Alla sola vista dei carabinieri, al comando del maggiore Massimo Capobianco che guida la Compagnia di Chieti e del comandante della stazione di Guardiagrele Gianluca Presutti, gli arrestati hanno avuto una reazione che il giudice definisce «abnorme, ingiuriosa e minacciosa. Una reazione che poteva essere spiegata solo sul presupposto che l’incontro con il denunciante fosse finalizzato a conseguire un profitto illecito». Nei giorni precedenti, sin dal 13 aprile, c’erano stati serrati scambi telefonici con la vittima, in cui il giovane veniva invitato ad andare in agenzia per il passaggio di proprietà. Il 22enne cercava di rimandare, adducendo impegni di lavoro. Ma il 14 aprile padre, madre e figlio si sono presentati sul posto di lavoro della vittima, cosicché lui, quella stessa sera, ha accettando di andare all’incontro dove è stato picchiato dai tre più altre due persone (un tale Gianni e un albanese di 30 anni). Dall’agguato è riuscito a salvarsi solo grazie al cane, il pitt bull che aveva portato con sé, che all’inizio era stato chiuso fuori in balcone per poi essere liberato. Per la difesa l’aggressione non c’è mai stata e la cessione dell’auto era solo frutto di un precedente accordo. Per il gip, invece, «il costituto difensivo appare del tutto privo di credibilità». Il giudice ravvede inoltre un «evidente intenso e attuale pericolo di reiterazione del reato» e il pericolo «di ulteriori delitti in materia di stupefacenti su cui si impongono approfondimenti investigativi». Per questo motivo non ha accolto la richiesta di revoca dei domiciliari. L’avvocato Solari sta valutando il ricorso al tribunale del riesame. (a.i.)