La farmacia ospedaliera è senza medicine

1 Settembre 2015

Chieti. Decine di persone, dopo lunghe file, rimandate a casa. Parte la caccia ai «salva vita»

CHIETI. Farmacia dell’ospedale Santissima Annunziata a «secco» e decine di persone in fila rimandati a casa senza medicine. Succede ormai da mesi, ma ieri, la tensione di chi ha atteso pazientemente il suo turno per sentirsi dire che la medicina richiesta non era disponibile è salita alle stelle. Decine le proteste arrivate al Centro dove ognuno ha raccontato, indignato, l’accaduto lasciandosi andare anche a considerazioni pesanti sull’organizzazione della farmacia ospedaliera.«Il problema principale» racconta A.C. che si è recato ieri mattina in ospeale per ritirare un farmaco per l’anziana nonna «è che a mancare dagli scaffali non sono farmaci che possono essere acquistati in una qualsiasi farmacia, ma costosi salva vita dei quali i malati non possono fare a meno. Neppure per un giorno». E ieri a tornare a casa con le mani vuote sono state una trentina di persone infuriate. «Sulla ricetta» prosegue il giovane «è stato apposto il timbro che consente di reperire la costosa medicina altrove, ma prima di riuscire a trovarne una che avesse il fornitore giusto ho girato mezza città». Le scorte di molti famaci salva vita dei fornitori abruzzesi sono esaurite, quindi per avere la certezza di ottenere le medicine bisogna rivolgersi a farmacie che usufruiscono di fornitori di altre regioni. Qualcuno è riuscito a risolvere il problema, ma gli altri? «In fila c’erano persone anziane e visibilmente sofferenti» racconta una pensionata al telefono del Centro «come si può pretendere che pazienti così fragili possano frullare per la città come trottole per avere un farmaco salva vita? Ma che razza di assistenza sanitaria è questa?» aggiunge stizzita. «È successo anche il mese scorso» sostiene un altro anziano lettore del Centro «mia moglie è molto malata e da quando l’Adi ha sospeso il servizio di consegna domiciliare delle medicine devo pensare a tutto io». E con grandi difficoltà ammette l’84enne. «È una vergogna. Un buon padre di faniglia mica fa mancare il pane ai figli perché i panettieri vanno in ferie. È l’organizzazione della Asl che fa acqua da tutte le parti. Non c’è programmazione e neppure rispetto per le persone che vengono mandate allo sbaraglio col rischio di non riuscire a reperire medicine fondamentali per la sopravvivenza. Così si nega il diritto alla salute».