La favola di Antonelli fermata dalla Fip

17 Ottobre 2017

L’ex cestista teatino fonda una squadra di migranti a Castel Volturno. Ma le partite ufficiali sono vietate

CHIETI . Una bella storia di sport, quello vero, che si scontra con l’ottusità che purtroppo spesso e volentieri appare in questo mondo. Ne è protagonista Massimo Antonelli che, da Chieti, partì come altri giocatori di basket teatini, da Piras a Mancinelli, per giocare a Bologna con la Virtus e poi a Napoli dove oggi, a Castel Volturno, ha messo su una squadra. Si chiama Tam Tam ed è composta da oltre 40 ragazzi, figli di immigrati: Antonelli avrebbe voluto iscriverla ai campionati giovanili di pallacanestro. Ma la Fip dice che non può, perché i regolamenti dei tornei giovanili prevedono solo due stranieri in campo. Per cui questi ragazzi, che parlano italiano, che sono nati sul suolo italiano, che pagano le tasse in Italia e che frequentano scuole italiane, non possono giocare a basket come tutti i loro coetanei. Antonelli, non riuscendo a risolvere il caso rivolgendosi alla Federazione, ha scritto al ministro dell’Interno Marco Minniti ed al ministro dello Sport Luca Lotti, chiedendo un intervento. A sostegno anche un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Michele Anzaldi: «Si chiede di sapere se i ministri siano a conoscenza della situazione dell'impossibilità ad iscriversi al campionato di basket della giovane squadra di Castel Volturno e se non ritengano assumere le opportune informazioni presso il Coni e le competenti federazioni per consentire anche ai ragazzi della Tam Tam Basketball di poter prendere parte al campionato giovanile al quale intendevano iscriversi. Siamo consapevoli che i regolamenti rispondono all’autonomia delle Federazioni. Tuttavia le istituzioni, anche quelle sportive, non possono ignorare il particolare contesto nel quale si trovano questi ragazzi che sono nati e cresciuti a Castal Volturno e i rischi legati a quel territorio».
Pronto a dare man forte all’ex giocatore dei tempi d’oro del basket teatino, anche Mario Di Marco, nel suo ruolo di dirigente federale, per far sì che il basket diventi occasione di integrazione. Nel calcio ci sono precedenti come ad esempio la squadra Liberi Nantes composta da rifugiati e richiedenti asilo: la Figc ha concesso l’iscrizione a un campionato di Terza categoria del Lazio. I giocatori sono stati protagonisti di un film documentario sulla funzione sociale che svolge lo sport.
Gino Di Tizio