La figlia di Benito: chi sa qualcosa, parli

L’appello di Rosanna Della Penna dopo le nuove infruttuose ricerche del panettiere 83enne: aiutateci a conoscere la verità
GUARDIAGRELE. Quindici minuti per sparire, quattro anni per non avere più notizie. Diventa cold case a tutti gli effetti la vicenda di Benito Della Penna. Se alle 17,30 di quel 15 marzo 2017 era seduto sul guardrail del bivio di piana San Bartolomeo, salutato con un cordiale Ciao zio Beni’ da Gianluca, giovane operaio di una ditta che nelle vicinanze produce infissi, alle 17,45 era già scomparso: la figlia Rosanna era passata lì davanti per andare all’azienda agricola che, a un centinaio di metri, produce e vende mozzarelle, e lui non c’era più. Dopo lo scorso fine settimana di ricerche infruttuose nei paraggi della casa, anche con l’ausilio dei cani molecolari Simba e Bayla, dell’Unità cinofila di Bologna, i due esemplari che lo scorso febbraio riportarono alla luce i quattro amici sepolti sotto la valanga del Velino, la figlia è ancora più convinta: «Papà non è qui, quel giorno è stato preso da qualcuno, caricato in auto e portato chissà dove».
LO SCONFORTO Altre ricerche e indagini senza esito, insomma, per arrivare alla maledetta conclusione che del panettiere 83enne non ci sono resti da queste parti da 48 mesi. Niente giubbotto blu leggero - quello trovato domenica pomeriggio non era il suo - jeans, cappello classico, scarpe di pelle, occhiali da vista e l’immancabile stampella azzurra in alluminio. Nulla di nulla. Gli unici oggetti di Benito sono quelli custoditi nell’armadio di casa, al civico 19 di questa contrada che fa da spartiacque alle auto che devono raggiungere la Val di Sangro o la zona di Lanciano.
QUEI CANI INTORNO A CASA «Ho sempre avuto dei dubbi sul fatto che i resti di papà si trovassero da queste parti», racconta Rosanna, «anche nel corso delle ricerche fatte dalle unità cinofile nei primi giorni della sua scomparsa, i cani molecolari si muovevano solo ed esclusivamente nei paraggi di casa nostra. Se si allontanavano di poco, il loro fiuto li faceva tornare da queste parti, segno evidente che papà non si era allontanato di molto a piedi da qui. Anzi, sono convinta che lui dal guardrail al quale era seduto non si è mosso per niente. Qualcuno lo ha fatto salire su un’auto e l’ha portato via».
PROTESI E CUORE Benito era claudicante, operato da anni a una gamba per l’impianto di una protesi. Da qualche tempo era anche in cura a un cardiologo dopo l’angioplastica: aveva i piedi gonfi e gli era stato consigliato di fare due passi da pochi giorni, ma in quelle condizioni non sarebbe stato in grado di percorrere da solo chissà quanta strada. Da qui anche l’ipotesi che alla zona del Muro di Guardiagrele, dove la strada verso il centro storico s’inerpica con il 28% di pendenza, non ci sia mai arrivato, anche perché i cani molecolari all’epoca delle prime ricerche non captarono in quell’area nessun segnale. «Forse è salito sull’auto di qualcuno che l’ha fatto sparire», riprende Rosanna, «si era sparsa anche la voce che avesse vinto 100mila euro al Gratta e vinci ma è una delle tante chiacchiere assurde che ho sentito in quei giorni».
CHE SIA UN ARRIVEDERCI Ma ora è tempo di ringraziare quanti hanno collaborato alle ricerche di sabato e domenica. «Sono grata al prefetto», sottolinea Rosanna, «ai carabinieri, alla finanza, al sindaco, agli operai comunali e alle diverse associazioni di volontariato che si sono prodigati per darci una mano concreta. Un altro tentativo è stato fatto ma il risultato non è arrivato. Per questo il mio appello è a quanti possono aver visto qualcosa in quel quarto d’ora del 15 marzo di quattro anni fa. Papà ce l’ho nel cuore ma non mi basta». Ma le ricerche riprenderanno «perché», conclude Rosanna, «già qualche associazione ha detto che tornerà molto presto».
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