La fogna si rompe, Comune condannato

Risarcimento di 100mila euro per due fratelli proprietari di un terreno coltivato e invaso dai reflui: i lavori fatti troppo tardi
CHIETI. La fogna si rompe e, per 6 anni, i tubi scaricano liquami tra vigneti e oliveti «creando nel terreno una voragine di oltre 20 metri». Ora, il Comune deve pagare i danni ai proprietari del sito in località fosso della Ficora: un risarcimento di 100mila euro. È quanto prevede un accordo raggiunto tra l’amministrazione Di Primio e i fratelli Giordano e Riccardo Sigismondi, titolari di un appezzamento di terreno coltivato a fosso della Ficora. Dopo due sentenze favorevoli ai proprietari del terreno, le parti hanno trovato un punto di incontro: a fronte di danni stimati in 250mila euro, i Sigismondi hanno accettato la somma di 100mila euro a patto che il Comune paghi tutto entro la fine di settembre.
La prima sentenza del tribunale di Chieti, arrivata nel 2010, aveva stabilito che «i danni subiti derivano dalla rottura della condotta fognaria» e aveva condannato il Comune a causa dell’«omesso ripristino della condotta». Una rottura risalente al 2005 quando i liquami, per la prima volta, avevano invaso i terreni distruggendo le colture e compromettendo i raccolti.
Nonostante la sentenza, fino al 2011, nessuno è intervenuto per riparare il guasto alla fognatura di fosso della Ficora: «A ragione del continuo fuoriuscire dei liquami, i danni subiti dal terreno si sono oltremodo aggravati», così una delibera della giunta Di Primio ricostruisce quanto accaduto. Tra vigneti e oliveti è stata scavata così «una voragine di oltre 20 metri di profondità per un’area di decine di metri quadrati». Di fronte a questa situazione, i Sigismondi, assistiti dagli avvocati Maria Eugenia Rossi e Domenico Bucciarelli, hanno fatto ricorso alla Corte d’appello dell’Aquila. Durante il processo, «onde eliminare le situazioni di pericolo per la pubblica incolumità», il Comune ha iniziato i lavori, bloccati poi da una richiesta di perizia. Un consulente del tribunale, l’ingegnere Rocco Di Ciero, ha accertato danni per 162.328 euro dovuti «per l’esecuzione dei lavori di ripristino, per risarcimento dei danni causati da mancato reddito e per il ripristino delle colture». La Corte d’appello ha condannato il Comune a un risarcimento di 42 mila euro, oltre al ripristino di ripristino del terreno. Nel frattempo, però, secondo i Sigismondi, i danni sarebbero aumentati fino a 250mila euro. La mediazione «per chiudere ogni questione» tra i proprietari e il Comune è arrivata alla cifra di 100mila euro. Ma con una «condizione»: 42mila da pagare entro il 31 luglio _ questo primo mandato di pagamento è stato già fatto _ e altri 58 mila da versare entro il 30 settembre.
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