La frana è a un metro dalle case

28 Marzo 2018

La collina scivola verso l’abitazione di un anziano e minaccia quella del figlio: «Nessuno ci aiuta»

ATESSA. È arrivato a poco meno di un metro dall’abitazione di Antonio Gallucci un fronte franoso che non accenna a interrompersi. Indifeso, il proprietario, è costretto a dormire a casa del figlio Nunzio. A circa venti metri si trova la casa di un altro figlio di Antonio, Bruno, sposato, tre figli piccoli. «Non sappiamo a chi rivolgerci», dicono, «Comune, carabinieri, Protezione civile, siamo stati abbandonati da tutti. La casa di papà è quasi andata, alla nostra manca poco». Succede ad Atessa, in contrada Carapelle, lungo la strada che porta a Casalanguida. La storia della frana, e questo è un aggravante, è lunga una trentina d’anni. Il 10 marzo -certe date rimangono impresse nella storie della famiglie- venne giù tanta neve e poi arrivò lo scirocco. «La terra, a monte delle case, si mise in “moto”, ostruì un ponticello, sul quale passava la strada, che fungeva da scarico delle acque provenienti dalle sorgenti», racconta Nunzio, «allora fecero un canale di scarico sotto il ponte». Poi, dopo due anni la frana è tornata a muoversi, ha fatto cadere il ponte e con la terra franata si è creata una collinetta sulla quale è stata rifatta la strada. Da alcuni giorni quella collinetta, che sta di fronte alle case dei Gallucci e delle loro rimesse, ha deciso di andare giù. «Abbiamo spostato le attrezzature dalle rimesse e papà viene a dormire da me. Durante il giorno torna a vedere l’avanzamento della frana: è sconsolato, ha perso la voglia di vivere», dice Nunzio. Gli occhi di Antonio Gallucci sono melanconici e velati di lacrime, impotente sentinella che vede giorno dopo giorno i suoi beni materiali disfarsi. «Quando ci fu la frana vecchia», afferma Bruno, «nel giro di poche ore, dopo un’ordinanza, fummo costretti a sgomberare la casa e le stalle; ci siamo ritornati dopo sei-sette mesi. Anche allora non ci fu nessun risarcimento per i danni subiti. La situazione oggi è grave, cosa fanno le autorità? A chi dobbiamo rivolgerci? Perché non è stato fatto nulla in questi anni? Questo è un evento annunciato, non una disgrazia improvvisa. Una cosa da non sottovalutare: papà va a dormire a casa di mio fratello di sua spontanea volontà, perché nessuno l’ha obbligato». Sono passati tre decenni da quando quell’evento franoso, a Carapelle, fu denominato “la piccola Valtellina”, tre decenni durante i quali un ponte è crollato, una strada è stata rifatta sopra il fronte franoso, alcune ordinanze di interruzione del traffico veicolare sono state emesse e ritirate, ma nessun intervento risolutore è stato approntato. «Abbiamo messo noi i blocchi di cemento di protezione e pulito lo scolo dell’acqua. Adesso», dice sconsolato Bruno, «non so se si può più fare qualcosa con una frana che è arrivata a meno di un metro dalla casa di papà e a 20 dalla mia».
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