La gaffe degli agricoltori dà lo stop alle elezioni

14 Gennaio 2015

Due associazioni si accorgono troppo tardi di non aver indicato nomi di donne I conteggi sono da rifare, la nomina del nuovo presidente slitta a marzo

CHIETI. C’è chi la chiama buccia di banana e chi gaffe dell’ultimora. Sta di fatto che le elezioni per la nomina del nuovo presidente della Camera di Commercio di Chieti è come la tela di Penelope: non finisce mai. Questa volta a sfasciarla sono stati gli agricoltori, rappresentati da quattro associazioni per un numero complessivo di oltre 10mila aziende. Insieme, le quattro sigle, Coldiretti, Cia, Copagri e Confagricoltura, possono esprimere quattro dei 28 nomi di consiglieri che voteranno il nuovo governo dell’ente camerale del dopo Silvio Di Lorenzo. I quattro nomi erano stati fatti in tempo, prima del 10 gennaio, ultimo giorno utile. Peccato però che tra Sandro Polidoro e Giordano Nasini (Coldiretti), Nicola Sichetti e Alfonso Ottaviano (Cia), carta d’identità alla mano, nessuno sia di sesso femminile. Violata la legge sulle pari opportunità, questo il verdetto sic e simpliciter. Ma la gaffe è stata scoperta dopo il fischio dell’arbitro, cioè a tempo scaduto. Per bypassarla, le quattro sigle, che all’inizio s’erano apparentate per poter contare di più andando oltre il ruolo di ago della bilancia, hanno sciolto il patto. Cia e Coldiretti, giocando d’anticipo, e con uno scatto in avanti, hanno quindi lasciato a piedi le altre due sigle, presentando comunque i quattro nomi espressione però di associazioni che corrono singolarmente. Ma non facendo i conti con le regole del gioco perché la comunicazione ufficiale della Camera, che chiedeva i nomi dei consiglieri, era stata indirizzata alle quattro apparentate.

Tirando le somme di questa sorta di dedalo di regole ed errori, è tutto la rifare come avrebbe detto Bartali.

La Camera dovrà richiedere quei nominativi per girarli all’assessorato regionale alle Attività produttive che quindi li passerà, insieme agli altri di tutte le associazioni di categoria in lizza, da Confindustria a Rete Imprese Italia passando per l’Upi Pmi di Armando Tomeo, al presidente Luciano D’Alfonso per il decreto che dà il via libera alla madre di tutti i consigli dell’ente che sceglierà giunta e presidente. Si mettano quindi l’anima in pace i papabili alla poltrona più importante, gente del calibro di Angelo De Cesare e Roberto Di Vincenzo (industriali), o Letizia Scastiglia (Rete Imprese): il voto slitta a marzo.