La Madonna delle Grazie torna a casa

16 Settembre 2018

“Ah, ma tu vu sapè de la Madonne de le Razije? Eh, ma quesse je na storije ca riccundeve le vijecchje andiche!”La Madonna, ma la Madonne addavere, in carne e ossa, un giorno andò via da Chieti e si...

“Ah, ma tu vu sapè de la Madonne de le Razije? Eh, ma quesse je na storije ca riccundeve le vijecchje andiche!”
La Madonna, ma la Madonne addavere, in carne e ossa, un giorno andò via da Chieti e si rifugiò in località castello a Turri Marchi, così mi raccontò tanto tempo fa Sabbia Di Biase. Da lì, sotto una nenguenda, s’incamminò a piedi per raggiungere il luogo dove ora sorge la sua chiesa. Gli abitanti, allarmati della sua scomparsa, la cercarono seguendone le orme sulla neve e la trovarono seduta tra i rami di un olmo. Compresero così che quello doveva essere il luogo della sua dimora definitiva. Simile è la testimonianza di Tonino Bene; in questo caso è la statua della Madonna che transita dal capoluogo teatino verso Ari, ma su un carro trainato da buoi. Giunti nella stessa località di Turri, gli animali si rifiutarono di andare sia avanti che indietro. I pellegrini al seguito, senza perdersi d’animo, presero la Madonna e la ripararono all’ombra di un fico, raccogliendosi a lungo in preghiera. Quando la riposero sul mezzo di trasporto, i buoi ripresero a camminare verso quel luogo oggi sede della chiesa a Lei dedicata.
Durante lo sfollamento del ’43, per proteggerla dai bombardamenti, la statua fu portata a Chieti, nella chiesa di Santa Chiara. Si narra che, nelle notti invernali, gli aresi sfollati andassero da lei per farle compagnia. A Ida Liberati, figlia di Sabbia, la Madonna, in sogno, disse che se voleva rivedere il fratello Antonio, disperso in Russia, doveva preparare un carro di dolci in suo onore. Così fece e lui, anche se con i piedi congelati, dopo mesi e mesi di cammino, riuscì a tornare in paese.
Storie che vivono nella leggenda, confuse tra sogno e realtà e che si perdono nella notte dei tempi. Storie che bastano agli aresi e agli abitatanti del circondario, per riconoscersi nella Madonna delle Grazie, con una devozione profonda e sincera. Oggi, terza domenica di settembre, ad Ari si ferma il mondo. La protagonista è Lei, che chiama a raccolta i devoti che, all’alba della vigilia, giungono a piedi pregando e cantando. Per fortuna, malgrado la modernità, rimangono intatti i rituali tradizionali che sono la costruzione del carro in suo onore, in cui ogni dolce ha una precisa simbologia sulla passione di Cristo, ovvero: il Calvario, i carabinieri che nel corteo camminano al fianco di Gesù, le due Madonne con il Bambinello, il Calice, il Sacramento, come mi spiega Silvana Macchia. Altro elemento distintivo e storico di questa festa è la presenza della Banda, di cui gli aresi sono grandi cultori. In ultimo, gli immancabili spari pirotecnici. Ma in questi giorni c’è più fermento degli altri anni: la statua della Madonna, un'opera lignea del 1300, per l’ennesima volta tornerà nella sua dimora, risalente al 1671, che sarà riaperta al culto dopo un lungo restauro. Opera affidata a un team di architetti di Ari, Giovanni Santone, Gianluca Conte, Marco Di Felice. Ad accoglierla all'alba di ieri c’erano il vescovo di Lanciano-Vasto, Emidio Cipollone, il parroco don Domenico Marcucci, il sindaco Marcello Salerno, il presidente del comitato restauro Aneglo Porfilio, il presidente comitato festa Emanuele D’Alessandro, insieme ai fedeli di ogni dove. Un momento di grande emozione e catarsi collettiva. La stessa che si ha quando un famigliare torna a casa dopo una lunga assenza.
*regista